Cascate

Cascata della Cisterna  – BOLOGNANO (PE)
Località di partenza: Centro abitato di Bolognano (m. 300)
Tipo di Itinerario: Escursione
Difficoltà: facile*
Dislivello in salita: Insignificante
Dislivello in discesa: Insignificante
Tempo di percorrenza totale: 1 ora circa
Periodo consigliato: Tutto l’anno
Sorgenti e fontane : nessuna
Segnaletica: in legno della Riserva
Anche se un pò più impegnativa da raggiungere la Cisterna, una sorta di piscina naturale di roccia, regala davvero uno spettacolo bellissimo, sia vista dal sentiero belvedere, (per raggiungere il sentiero si deve partire dalla piazza principale del paese e proseguire per Via Fonte Orcina, ci sono comunque cartelli che spiegano la strada da fare ed offre la possibilità di ammirarla dall’alto, sia guardandola da più vicino, ricoperta da muschio e capelvenere. Una vecchia cattiva abitudine degli anni passati ha fatto correre molti rischi a questo luogo di incomparabile bellezza; infatti la cisterna veniva utilizzata solo come un bel posto dove fare il bagno senza considerare il danno che così facendo si arrecava ai suoi muschi. Adesso, oltre che per il divieto di bagnarsi, anche il buon senso e l’aumentato rispetto per la natura stanno riequilibrando il microambiente. Da Bolognano dalla piazza  antistante la parrocchiale si raggiunge il vicino vicolo Fonte Orcina dove, superate le prime case, si prosegue lungo la strada sterrata fino all’ingresso del sentiero (grosso cartello in legno della Riserva). La pista, molto evidente, scende lungo una bella fascia di rocce, lasciando intravedere sul lato opposto le “Ripe” le imponenti pareti calcaree che caratterizzano questa porzione di valle. Dopo circa 200 metri, in prossimità di una piccola zona pianeggiante, il sentiero si divide: si tralascia a sinistra la scomoda e pericolosa traccia che scende fino al fiume, e si prosegue a destra risalendo una piccola scaletta metallica. Superata questa il sentiero prosegue dolcemente a mezzacosta tra muretti in pietra a secco e un bosco composto da Pino di Aleppo, Cipresso, il Terebinto , la Roverella e la Marruca con i quali rami la tradizione vuole sia stata realizzata la corona di Cristo. Alcuni rivoli d’acqua, di carattere stagionale, favoriscono la presenza di muschi e felci tra le quali spicca il Polonio. Superato il brutto traliccio metallico dell’acquedotto e un’evidente curva a destra, con il diradarsi della vegetazione arborea, si apre alla vista la spettacolare Cascata della Cisterna detta di Bolognano, ma che in realtà ricade nel territorio comunale di San Valentino in Abruzzo Citeriore. La passeggiata termina qui, infatti proseguendo il sentiero si perde nel fitto della vegetazione .

*(Il sentiero risulta a volte un po’ stretto e soprattutto se bagnato bisogna prestare attenzione. In prossimità del punto panoramico sulla cascata è assolutamente sconsigliato sporgersi oltre il limite del sentiero.)

Cascata Vitello d’Oro FARINDOLA (PE)

Incantevole è una enorme grotta, chiamata Bocca dell’Inferno, dove il Tavo penetra turbinosamente per poi sfociare in un’altra valle ove forma una spettacolare cascata alta 28 metri: la Cascata del Vitello d’Oro, sorgente tra le più importanti del versante sud del gruppo del Gran Sasso. Da notare il contrasto tra versanti rocciosi con scarsa vegetazione o addirittura spogli e la conca che appare verdeggiante di alberi cresciutivi spontaneamente.

L’ideale punto di partenza è Farindola, da cui una strada tortuosa e panoramica porta verso la montagna in Val d’Angri ; prima di entrare nel vallone, sulla sinistra, si notano le indicazioni per un facile sentiero che conduce rapidamente alla gola dove scroscia la cascata.

Il percorso ha inizio dalle ultime case di Contrada Macchie  (Farindola) e la Piana del Mortaio d’Angri. A sinistra si imbocca una strada sterrata dell’ENEL bloccata da una sbarra e, si scende alla cascata, in un ambiente spettacolare e suggestivo malgrado le massicce opere di canalizzazione e captazione, grazie alle quali è però possibile attraversare il fiume e avere un miglior colpo d’occhio sulla cascata.

Le gole del Salinello

Nell’estrema propaggine nord-orientale del Parco si localizza un’interessante catena calcarea, proprio a ridosso degli affioramenti di arenaria dei Monti della Laga. Si tratta del complesso montuoso noto come Monti Gemelli e costituito essenzialmente da due montagne: quella di Campli che raggiunge i 1718 metri sul Monte Foltrone, e quella dei Fiori, la cui vetta principale, il Monte Girella, si spinge fino ai 1814 metri di quota.
I due rilievi montuosi sono divisi dal Torrente Salinello che ha scavato una profonda valle lunga circa tre chilometri, che nella parte terminale si restringe in una spettacolare forra caratterizzata da alte pareti ravvicinate, cascate, marmitte e altre interessanti forme erosive: siamo nelle Gole del Salinello.

NUMERI UTILI: Municipio Civitella del Tronto:0861/918321; Municipio Valle Castellana:0861/93130

–        Cascate del Verde

–           Comune Borrello, P.zza Marconi, 13 – Tel. 0872/945124 – Fax. 0872/945549

–           Sindaco : Giovanni Ferrari

Si trovano nel territorio di Borrello nel medio corso del Sangro a circa 800 metri di quota in un comprensorio montano che conserva eccezionali valori ambientali e paesaggistici in un contesto di bassa antropizzazione. Il Rio Verde, che nasce in località Quarto al confine fra Abruzzo e Molise, scende all’interno di una valle piuttosto profonda e poi a Borrello e, prima di confluire nel Sangro, dà vita alle cascate naturali più alte dell’Appennino che, alimentate da acque perenni anche se variabili nella portata durante l’anno, si sviluppano su un’ampia parete rocciosa in 3 salti consecutivi per un totale di oltre 200 metri. Scendono all’interno di una gola della riserva regionale istituita nel 2001, e che dal 2005fa parte degli 8 paradisi naturali del WWF in Abruzzo. L’oasi ha un’estensione di 337 ettari. L’area, coperta da una rigogliosa vegetazione con bastioni di roccia poderosi e pareti a strapiombo che guardano sulla vallata del Sangro, presenta una complessa geomorfologia ancora in fase di studio. Il corso d’acqua si trova infatti sospeso a circa 300 metri su rocce costituite da calcareniti e marne che poggiano su argille vari colori. Le cascate, che si porrebbero definire delle piccole cataratte per l’alternanza di tratti verticali, salti, gradini e forti pendenze, si trovano in un ampio anfiteatro roccioso dove stanno gradualmente creando un profondo canyon, risultato di quel processo di erosione e arretramento che è tipico di tutte le cascate di una certa grandezza. Per quanto riguarda gli ‘ospiti’ delle sue acque, oltre al gambero di fiume il cui nome tecnico è Austropotamobius pallipes,  vi troviamo anche i granchi, la trota fario e la lontra. Purtroppo, i crostacei sono a  rischio estinzione causa siccità e carenza idrica riscontrata in particolare nel tratto di fiume del Mulino vecchio, a 50-60 metri  dal primo salto delle cascate.

Informazioni

Riserve regionali
Zompo lo Schioppo
Numeri utiliRiserve regionali
Zompo lo Schioppo

Numeri utili

Morino
Municipio
0863.978133

Azienda di Soggiorno
0864.641440

Comando Stazione Forestale
0863.978184

Coop. Lo Schioppo
0863.978123

Centro-visita
0863.978809

Alta un’ottantina di metri, la cascata di Zompo Lo Schioppo e’ la piu’ spettacolare d’Abruzzo. Istituita nel 1987 ed estesa su 1.025 ettari (piu’ 300 di fascia di rispetto, nella quale i vincoli sono meno severi), si trova sui Monti Ernici, all’estremita’ occidentale della regione, ai piedi delle bellissime faggete del Viglio, del Crepacuore e delle cime vicine, nel comune di Morino (Aq). Il territorio, di natura calcarea, e’ ricco di doline ed inghiottitoi. Le acque imprigionate riappaiono in superficie come sorgenti tra cui quelle dello Schioppo che danno origine alla cascata dello Zompo (salto, in dialetto). Oltre che dai faggi, il bosco e’ formato da Roverella, Tasso, Acero, Sorbo e Nocciolo. Piu’ in alto sono estesi popolamenti di Ginepro e praterie dove spiccano belle fioriture di Giglio rosso, Giglio martagone, Aquilegia e di varie specie di orchidee selvatiche fra cui le rarissime Orchis spitzelii e Orchis pallens. In basso, a poca distanza dalla cascata, le rocce piu’ assolate della riserva ospitano Lecci, Corbezzoli e altre specie della macchia mediterranea. Oltre che dal Lupo e forse dall’Orso, la fauna e’ caratterizzata dallo Sparviero, dal Rampichino e dal Merlo acquaiolo, comune nella zona ai piedi della cascata. Nei torrenti vivono la Trota e l’elegante Salamandrina dagli occhiali. La riserva merita di essere visitata soprattutto a primavera, quando la portata della cascata e’ piu’ forte e le faggete d’intorno formano un ovattato e suggestivo tappeto verde. La portata delle acque e’ discreta anche a cavallo tra l’autunno e l’inverno, mentre in piena estate la cascata si riduce ad un esile rivolo o si prosciuga del tutto. D’estate e nelle prime settimane d’autunno e’ la fresca faggeta alle spalle della cascata a costituire il motivo piu’ importante per una visita alla zona.

Riserve regionali
Grotte di Pietrasecca
Numeri utili

La riserva, nata nel 1992, e’ circoscritta nell’area dei Monti Carseolani e in quelle  limitrofe, nel comune di Carsoli (AQ); la sua estensione e’ di 110 ettari circa. In questa area carsica di rara bellezza si trova la Grotta Grande del Cervo che deve la sua importanza al ritrovamento nel suo interno delle ossa di un cervo di notevole interesse paleontologico e di monete romane del IV-V sec. d.C.
Di notevole interesse idrogeologico risulta, invece, la Grotta dell’Ovito, inghiottitoio naturale che raccoglie le acque del bacino omonimo per restituirle dopo 1300 m. come sorgente.
Estesa per oltre 1000 ettari, la riserva merita di essere visitata soprattutto a primavera, quando la portata della cascata e’ piu’ forte e le faggete d’intorno formano un ovattato e suggestivo tappeto verde. La portata delle acque e’ discreta anche a cavallo tra l’autunno e l’inverno, mentre in piena estate la cascata si riduce ad un esile rivolo o si prosciuga del tutto. D’estate e nelle prime settimane d’autunno e’ la fresca faggeta alle spalle della cascata a costituire il motivo piu’ importante per le visite alla zona che, solo guidate, possono essere effettuate tutto l’anno.

Riserve regionali
Lago di Penne – Oasi Wwf
Numeri utili

Si estende per 150 ettari nel territorio comunale di Penne, antica citta’ vestina dove la storia e l’arte si fondono con la natura circostante. Il lago di Penne  si trova tra il Gran Sasso e la Majella. e’ un lago artificiale costruito nel restringimento della valle del Fiume Tavo ed e’ uno dei pochi in Abruzzo ad offrire un ambiente ideale ad ospitare uccelli acquatici. La riserva e’ gestita da un comitato che comprende il comune di Penne, il Consorzio della Bonifica Vestina ed il WWF Italia che ha delegato la gestione ordinaria alla cooperativa Cogecstre. Tra le attrezzature della Riserva si ricordano un Centro di educazione ambientale nel quale si organizzano campi studi per i ragazzi, un sentiero natura con capanni d’osservazione dell’avifauna, un Centro per gli animali feriti, un laboratorio artigianale e un orto botanico. Nel Museo naturalistico, dotato di tutte le strutture necessarie ad illustrare la natura e l’ambiente del lago, un grande diorama rappresenta la campagna ed il Fiume Tavo negli anni ’50 mentre due acquari ricostruiscono l’ambiente faunistico del fiume e del lago. Il lago di Penne si trova nell’ambiente collinare dei querceti. La Roverella, il Carpino nero, l’Orniello e l’Acero campestre sono i testimoni degli antichi boschi. Le sponde del fiume sono occupate dai Salici, quelle del lago anche dai Pioppi. La vegetazione sommersa comprende le Alghe verdi, il Sedano d’acqua ed il Crescione. Una fauna abbondante vive nel lago e nelle sue vicinanze. Le specie ittiche sono 11: Anguilla, Trota di fiume e Trota iridea, Luccio persico, Carpa, Triotto, Cavedano, Tinca, Barbo e Carassio. Delle 160 specie di uccelli, 41 sono stazionarie, 31 nidificanti ed 88 migratrici. Il Riccio, la Talpa, la Volpe, il Tasso, la Donnola e la Faina occupano l’habitat intorno al lago. Simbolo della Riserva e’ la Nitticora, un airone che giunge in primavera in Italia e riparte alla fine dell’estate per svernare nell’Africa equatoriale. E’ in progetto un centro di riproduzione della Lontra. Le visite alla riserva sono guidate e vanno prenotate presso la Direzione.

A Cesacastina si può visitare la chiesa dedicata a ss.Pietro e Paolo,costruita con l’arenaria locale.La facciata è del 1696 e all’interno ci sono degli altari barocchi.Tornando verso la valle si può sostare nel borgo di Cervaro per ammirare la piccola chiesa di sant’Andrea.Salendo verso Crognaleto si può deviare per la splendida zona panoramica di Valle Vaccaio,o arrivare fino a Piano Roseto,un pianoro dal quale si gode una vista stupenda dei Monti della Laga. A Crognaleto ci sono due belle chiese:una si trova tra le poche case del paese,l’altra è arroccata sulla rupe e si chiama la Madonna della Tibia.

La cascata della Morricana

Comune di Rocca Santa Maria 0861 – 63114

Ufficio Iat Teramo 0861 – 244222

Il punto di partenza per un’escursione è il piazzale del Ceppo a 1324 metri di altitudine. Un paio di chilometri dopo vicino ad un vecchio campeggio si trova un bivio, a destra del quale si trova una lunga strada sterrata comoda che conduce nel cuore della foresta attraversandola nel tratto più suggestivo con un percorso di vari chilometri, adatto anche agli amanti della mountain bike; al termine inizia un sentiero panoramico e abbastanza facile che in un’ora circa perta fino alla cascata della Morricana, il vero tesoro naturale di questa zona.

Un altro sentiero, più difficile e ripido, porta invece ai 1800 metri di quota  degli Jacci di Verre; un paio d’ore di cammino sono sufficienti per raggiungere questo balcone naturale che si apre sulla vista delle cime più alte della Laga e dal quale si può proseguire per due luoghi interessanti: la cascata della Cavata e il Pizzo di Moscio. Salvo forti nevicate si può salire al Ceppo tutto l’anno; il periodo ideale per le passeggiate è la stagione calda, ma da primavera ad autunno inoltrato non ci sono problemi, mentre in inverno il paesaggio si presta egregiamente per gli amanti dello sci di fondo o per le escursioni con le racchette da neve.

La valle delle cento cascate

Comune di Rocca Santa Maria 0861 – 63114

Ufficio Iat Teramo 0861 – 244222

Il punto di partenza per un’escursione è il piazzale del Ceppo a 1324 metri di altitudine. Un paio di chilometri dopo vicino ad un vecchio campeggio si trova un bivio, a destra del quale si trova una lunga strada sterrata comoda che conduce nel cuore della foresta attraversandola nel tratto più suggestivo con un percorso di vari chilometri, adatto anche agli amanti della mountain bike; al termine inizia un sentiero panoramico e abbastanza facile che in un’ora circa porta fino alla cascata della Morricana, il vero tesoro naturale di questa zona.

Un altro sentiero, più difficile e ripido, porta invece ai 1800 metri di quota  degli Jacci di Verre; un paio d’ore di cammino sono sufficienti per raggiungere questo balcone naturale che si apre sulla vista delle cime più alte della Laga e dal quale si può proseguire per due luoghi interessanti: la cascata della Cavata e il Pizzo di Moscio. Salvo forti nevicate si può salire al Ceppo tutto l’anno; il periodo ideale per le passeggiate è la stagione calda, ma da primavera ad autunno inoltrato non ci sono problemi, mentre in inverno il paesaggio si presta egregiamente per gli amanti dello sci di fondo o per le escursioni con le racchette da neve.

LA CASCATA DELLE CALLARELLE

Numeri utili:

Posto telefono Pubblico: 0864273166

Come arrivare:

Lo svincolo autostradale più vicino è quello di Pratola Peligna (A/25) che dista 20km.

Da Sulmona per raggiungere il Ponte della Liberta occorre proseguire lungo la s.s. 81, superare l’accesso a Pettorano il successivo, e si raggiunge grande tornante. Appena dopo si incrocia, a sinistra, un ulteriore accesso al paese, che avviene, appunto attraverso il summenzionato Ponte. Si Parcheggia, lo si attraversa, e all’esterno opposto ci si imbatte in un’edicola di legno, che indica il sentiero da seguire.

ITINERARIO:

Si parte dal Ponte della Vittoria (metri 670), a sud di Pettorano, dal quale si infila un sentiero ben segnalato, che in breve ci conduce ad una pista sterrata.

La si segue senza alcuna difficoltà, finché le pareti della montagna si rinserrano e la pista diventa sentiero, sempre molto agevole e facile da seguire.

Ora, il tracciato costeggia alcune briglie costruite per mantenere l’impeto delle acque a causa dello scioglimento delle nevi o dei forti temporali.

Poi, il tracciato costeggia alcuni calanchi dai fianchi erosi e prende quota sul fianco della montagna, sostenuto da muretti a secco e gradinato, per favorire la progressione.

Superata un’altra briglia, dove le acque precipitano in cascatella, si arriva ad un bivio, marcato da un palo segnaletico posto dalla Riserva Naturale Regionale del Genzana e dell’Alto Gizio, che invita a prendere a destra, in discesa.

Ora il sentiero scende, e occorre prestare attenzione, poiché il terreno è viscido, anche se è stato attrezzato con opportuni gradini.

Si raggiunge l’alveo fluviale, per poi risalirlo brevemente, tra pareti strettissime e incombenti.

Finalmente, il cammino è chiuso da un antro dalle alte pareti, in cui rimbomba l’eco delle ruscellanti acque del Riaccio (30 minuti, 770 metri).

A questo punto, poiché è impossibile proseguire, occorre tornare indietro, almeno fino al bivio e, o proseguire lungo il sentiero principale e raggiungere Roccapia, o imboccare la breve via del ritorno.

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