Castelli della “Val Pescara”

1.  Castiglione a Casauria    il Palazzo de Petris – Fraggiani . Il palazzo è posto alla sommità di un colle lungo il quale si estende l’abitato .  Il primo nucleo dell’edificio è da far risalire al X secolo, quando si costituì l’originario nucleo di Castiglione a Casauria ad opera dell’Abate Adamo I del Monastero di San Clemente a Casauria, fondato nell’ 871 dall’imperatore Ludovico II . Tra i feudatari che si sono succeduti al possesso del feudo annoveriamo i Cantelmo, i d’Afflitto ed i Mattucci. Il castello venne successivamente trasformato in residenza baronale a partire dal 1620 con Nunzio de Petris .

2. Serramonacesca (PE), castel Menardo . Il castello di origine longobarda è posto a dominio della valle del fiume Alento, ed in origine  era stato edificato a difesa dell’Abbazia Benedettina di S. Liberatore a Maiella. Per l’accuratezza costruttiva ricorda alcune fortificazioni cassinesi .  Il fortilizio è a pianta triangolare, su cui si innesta un corpo quadrangolare e, nei restanti vertici liberi due torri circolari. Si notano ancora i due portali di accesso e le arciere poste lungo le cortine. Il castello vene distrutto e non più ricostruito a partire dal XV secolo.

3. Tocco da Casauria (PE) il castello . L’insediamento più antico è situato ad est del fiume Pescara, alla sommità di un colle alle pendici del monte Morrone. Il castello è posto sulla sommità dell’abitato , in posizione strategica per il controllo del passaggio delle gole di Popoli . Esso è poderoso e, alla maniera del castello di Celano, presenta quattro corpi fabbrica attorno ad un cortile, con quattro possenti torri scarpate agli angoli . E’ da notare l’accuratezza costruttiva della scarpa che presentava roccia tufacea perfettamente squadrata e pietre di maggiore durezza agli angoli delle torri (lati più deboli).Il castello originariamente era destinato alla difesa, successivamente, era stata costruita la parte superiore, separata da quella inferiore da un redondone, frutto  di una successiva ricostruzione dopo il terremoto del 1706 . Le fonti, specie il Chronicon Casauriense parlano del castello e, in particolare del fatto che i successori di Girardo, signore di Popoli, avevano costruito il castello per tentare di usurpare la proprietà all’Abbazia  di San Clemente a Casauria, ma l’abate Adamo distrusse il castello. Successivamente, dopo un periodo di aspre contese sempre per i medesimi motivi, Tocco divenne , in epoca normanna, parte della contea di Manoppello che si estendeva fino a Casoli (CH). Federico II di Svevia, fece ricostruire il castello, poi di nuovo ricostruito, secondo l’impianto attuale, dai de Tortis, signori di Tocco . Ai de Tortis successero i Caracciolo, i d’Afflitto ed i Pinelli. Ai primi del XIX secolo il castello divenne di proprietà della famiglia Scali – Caracciolo .

4. Bussi sul Tirino (PE) , il castello .  Bussi sorge lungo le rive del fiume Tirino, già i Romani la chiamavano “Ad confluentes Atternum”, perché posto alla confluenza del fiume Tirino con il Pescara (antico Aterno) . Il nucleo abitato più antico era posizionato su un “castrum”. L’insediamento era fortificato con mura e torri a base circolare, di cui si conservano tracce. La citazione di Bussi nel Chronicon Casauriense fa riferimento a Castrum Buxius, borgo incastellato di rilevante importanza militare, compare in un documento del 1111 . Durante la dominazione angioina Bussi fu feudo dei discendenti di Berardo di Raiano, successivamente il feudo entrò in possesso dei Cantelmo della Contea di Popoli che lo unificarono ai loro domini (Pacentro, Popoli, Pettorano sul Gizio etc.).  Nel XVI secolo, probabilmente sui resti di un preesistente castello, fu edificato l’attuale palazzo castello. Il palazzo è a pianta rettangolare , con corpi fabbrica che racchiudono un elegante cortile con una poderosa torre quadrilatera a nord, munita di beccatelli.  Successivamente, dopo l’avvento dei Pietropaoli di Castelvecchio è importante segnalare l’avvento nel 1611 di Cosimo dei Medici, che arrivò a signoreggiare gran parte della vallata del fiume Aterno (nell’aquilano), della conca peligna e della vallata del Pescara.

1.      Popoli , il castello recinto . I ruderi del castello, con un mastio nella parte alta e due torri sui vertici sottostanti, sono tuttora visibili, incastonati in un paesaggio splendido. Il primo impianto del fortilizio risalirebbe alla fase dell’incastellamento avviata dal vescovo valvense Tidolfo (1015). La posizione strategica, era dovuta al fatto che controllava numerosi percorsi interni e la sua importanza crebbe, specie in occasione dell’invasione dei primi normanni sul finire dell’XI secolo . I normanni stabilizzarono la loro invasione ed il feudo di Popoli tra il 1150 ed il 1168 entra a far parte delle proprietà del conte Boemondo di Manoppello. Con l’avvento degli Angioini il feudo passò nel 1269 , a Giacomo Cantelmo, alla cui famiglia rimase fino al XVIII secolo . Gli interventi di  costruzione delle altre torri e delle altre opere murarie andarono a potenziare le fortificazioni originarie nel quadro degli interventi promossi da Carlo d’Angiò agli inizi del suo regno. La torre puntone a base pentagonale , posta nella parte alta sostituì una torre più antica, ad essa si aggiunse una cinta muraria. Sul finire del XV secolo, per volere del conte Restaino Cantelmo, venne ammodernato il recinto di difesa, con l’aggiunta del torrione meridionale di forma cilindrica, affiancato da altri due  corpi fabbrica della stessa epoca. La torre cilindrica, di epoca rinascimentale, dotata di base a scarpa con redondone superiore ècoronata da merli, ognuno dei quali ha un’apertura per il tiro con le artiglierie, e, si differenzia notevolmente dalle altre. Da notare che la potente famiglia dei Cantelmo mantenne il feudo fino al 1800 e che, nei domini posseduti realizzò un mini stato feudale, con  corte rinascimentale .

2.          Castello di  Elice  deriva dal latino ilex, ilicis,  elce, leccio. Sorge sulla sommità di un colle, tra Atri e Penne, sul versante settentrionale della Valle del Fino. Al centro del nucleo urbano si trovano, collegati da un passaggio voltato, la chiesa parrocchiale di S. Martino, di  origini duecentesche, e il castello Baroni, già possesso della famiglia Castiglione. Secondo il Trabassi (sec. XVII), autore di un poemetto in lingua latina dal titolo Castri Hilicis et casuum qui nostra aetate acciderunt descriptio (Descrizione del castello di Elice e dei casi che accaddero nella nostra età), era un tempo posta in quel sito che ancora oggi è denominato Elice Vecchia, abbandonato dagli abitanti a causa dell’ infestazione di insetti.
Elice è attestata nelle fonti sin dal secolo XI. Nel 1051 il monastero benedettino di S. Marita di Picciano aveva, per donazione di Bernardo di Penne, figlio di Bernardo, una cella detta di S. Martino “nel castello dell’Ilice soggetto”. Il 10 luglio 1084, nel castello di Loreto, il conte Guglielmo Tassone donò il castello di  Elice, con uomini, terreni, edifici e pertinenze, all’abbazia di S. Giovanni in Venere. Il castello, che nel 1168 aveva 264 abitanti, quale possesso dell’abbazia di S. Giovanni, era tenuto dal milite Guglielmo di Camarda; fu confermato il 16 giugno 1176 dal Papa e il 1° marzo 1195 dall’imperatore Enrico VI. Nel 1260, presso la chiesa di S. Martino, Berardo Raianense fondo un tempio dedicato alla Madre di Dio. A ricordare la fondazione fu posta nella chiesa una lapide a caratteri gotici. E’ da ritenere che accanto alla chiesa di S. Martino esistesse già un’altra chiesa, per cui il tempio del 1260 si configurò come una fusione delle prime due, come anche il titolo oggi ricorda: Santa Maria e S. Martino.

Il CASTELLO, che si sviluppa secondo un rettangolo irregolare con i lati corti rivolti a Nord-Ovest e Sud-Est e quelli lunghi a Sud-Est e Sud-Ovest, copre un intero isolato. In ogni lato si sviluppa un corpo di fabbrica di spessore pressoché costante così da circoscrivere un cortile scoperto rettangolare che da  accesso sia ai locali a livello del cortile che ai piani superiori.

La muratura è prevalentemente in  mattoni eseguita con la tradizionale tecnica a secco. L’edificio si svolge su diversi livelli: il piano a livello stradale dove si trovano alcuni ambienti parzialmente interrati da terrapieno stradale e il piano sopraelevato rispetto al livello stradale costituiscono la zona residenziale.

Sul lato della piazza c’è un dislivello col piano stradale superiore a tre metri.

Inoltre, sono state fatte ad opera del Comune, degli scavi per scoprire eventuali piani inferiori.

Effettivamente risultano vuoti, in  parte riempiti da terriccio e pietrame, antichi silos per derrate anche perché, nel corso degli anni si è pensato maggiormente alla distruzione o alla ricostruzione sulle rovine del Castello.

Nei sotterranei di destra, esistono cinque pozzi rivestiti di muratura, adibiti in passato al deposito di olio e grano, dati i frequenti assedi, carestie e periodi di isolamento. Anche la cisterna di raccolta delle acque piovane era indispensabile per i suddetti motivi. Anche sotto il cortile esistono locali riempiti di terra e rottami.Nel fondaco grande è stata trovata una gradinata che porta sotto il pavimento ma non si è potuto procedere allo scavo per pericolo di frane (le persone anziane del paese, hanno sempre parlato di una galleria sotterranea che dal Castello attraversa la Piazza e termina nelle campagne del Castello.

Dal prospetto Nord-Est si accede per un ampio portone (rifatto ex novo nel 1987) nel Palazzo, in un androne coperto a crocevia dove si aprono, a destra e a sinistra, molti ambienti: alloggi della servitù, magazzini, cantine, stalle per i cavalli (ben conservata una grande mangiatoia e il locale del corpo di guardia dei “Bravi” con all’esterno una grossa panca di pietra per il riposo e la sosta in servizio).
Detta panca poteva essere usata anche per facilitare il salire e scendere da cavallo.
Dall’androne si passa nel cortile scoperto caratterizzato dal disegno della pavimentazione, formata da cinque cerchi concentrici posti a distanza regolare e collegati tra loro da due diametri corrispondenti alla circonferenza maggiore e da una serie di raggi incompleti posti a distanza regolare in modo da formare degli spicchi di uguale dimensione.

Le circonferenze e i raggi sono realizzati in mattoni posti in opera a coltello mentre gli spicchi sono riempiti di ciottoli e terra: costruzione che si ripete nel cortile coperto e nell’ingresso con l’unica differenza che il disegno geometrico è caratterizzato da una maglia modulare rettangolare.
Il cortile crea un disimpegno tra molti ambienti del piano terra: quelli del primo e del secondo piano sono raggiungibili da una stretta scala scoperta che si sviluppa lungo il lato destro del cortile.
Questo è articolato in una successione di ambienti a differenti livelli di calpestio e tutti comunicanti tra loro.

Nel primo, coperto da una volta a botte, trovasi la bocca di una cisterna.
Dal secondo, coperto da due volte a crociera, si passa in un ambiente rettangolare molto stretto coperto da un solaio in legno che dà accesso a due locali uno dei quali è coperto da una volta a botte costruita da mattoni a vista.

Tutta questa zona, si pensa, sia la parte autentica millenaria con pochissime e piccolissime aperture e con una ben conservata feritoia: è caratterizzata dalla mancanza di pavimentazione, da cinque celle per derrate e dal grande pilastro centrale di sostegno.

Le piccole finestre sono a bocche di leone per consentire all’interno una visuale al ampio raggio, limitando al minimo l’osservazione dal di fuori.

L’ultimo locale, grazie ad una stretta scala a due rampe, comunica con la grande cucina del primo piano. I piani superiori costituiscono la zona di abitazione vera e propria.Sono caratterizzati da una successione di ambienti tutti comunicanti tra loro e di varie dimensioni.

Il primo piano è coperto da volte spesso decorate con stucchi e motivi ornamentali.
Al primo piano si trova anche la cappella alla quale si accede tramite la sala più grande, chiamata da sempre “galleria”.

La cappella è un ambiente rettangolare, stretto e lungo, addossato alla Chiesa Madre con piccole nicchie nel muro e tre grate di ferro dalle quali si può assistere ai riti religiosi (bolla pontificia per i proprietari della casa, famiglia Impacciatore ed eredi in perpetuum).

Il secondo piano è raggiungibile sia dal cortile, attraverso la vecchia porta principale, che dall’interno del primo piano, tramite una stanza a L attigua alla cucina.

Una parte del secondo piano è crollata durante l’ultimo terremoto, cinque grandi locali ora divenuti insignificante terrazzo.Sotto la gradinata che porta al terrazzo superiore, c’è un locale cui si accede aprendo una grossa botola (pare servisse da nascondiglio o prigione per i briganti).

Nel sottotetto corrispondente all’attuale ingresso sono ben visibili due travi artisticamente intagliate, in seguito usate come normali travi di sostegno del tetto.

Nei locali a destra del portone d’ingresso, dopo vari locali comunicanti, c’è un “trabocchetto” attualmente riempito di terra, dove con molta probabilità finivano gli ospiti indesiderati.
Nel fondaco grande a sinistra dell’ingresso, nel 1980, ha ceduto parte del pavimento e si è trovato un deposito pieno di calchi di gesso, residui della famosa fabbrica di ceramiche che nel 1882 Don Pietro Baroni organizzò in una campagna in C.da Boccaceto.

Nel Castello esiste ancora una rete di condotti portavoce attraverso i quali è possibile comunicare tra locali situati anche a notevole distanza (ora in parte ostruiti).

Sul cortile si affaccia un ampio verone su due piani con caratteristiche arcate.

Come si vede, ben poco è rimasto intatto dell’antico Castello, se si escludono il bel torrione sulla piazza, la facciata Nord-Ovest, l’ingresso con il cortile, la cisterna ed il verone, i sotterranei con antichi silos, alcune feritoie e l’imponente struttura muraria che alla base raggiunge lo spessore di oltre un metro e mezzo.

STORIA

La deviazione sulla Via Salaria che collegava Civitella Casanova a Civitaquana trovava in questo luogo un punto di sosta. Il vecchio borgo di Vicoli, a strapiombo sul fiume, fu abbandonato probabilmente per motivi di dissesto idrogeologico a vantaggio del nuovo insediamento lungo la strada provinciale. In effetti la forte erosione è testimoniata dall’aspetto della valle della Nora che nella zona assume una forma a canyon. La piazzetta del borgo vecchio è un ottimo punto di osservazione per ammirare la sottostante valle profondamente scavata dal fiume. A nord è predominante il castello, che si raccorda alla torre quadrata, per cui il perimetro del nucleo più antico corrisponderebbe ad un antico castrum. Considerato l’esiguo numero di famiglie attualmente residenti, la visita al borgo non può non essere di grande interesse, anche per quel che riguarda il suo contesto ambientale.

DA VEDERE

CASTELLO BASTIONATO

Situato nella parte più a nord, pur esprimendo in maniera inequivocabile il carattere di edificio fortificato, risulta di difficile lettura sia per la sovrapposizione degli interventi che nel tempo ne hanno modificato la struttura, sia per lo stato di degrado. L’accesso a sud è posto su un corpo avanzato e costituito da un arco ogivale.

PARCO TERRITORIALE ATTREZZATO

Dal borgo antico un percorso pedonale di grande suggestione conduce al Parco Territoriale Attrezzato di Vicoli, la cui area compresa tra borgo e fiume, ha una estensione di 10 ettari. Prevalentemente boscata, con presenza di roverella, robinia, acero campestre e carpino, oltre alla tipica vegetazione ripariale costituita da salici e pioppi che sono a ridosso delle rive del fiume Nora. Numerose anche le specie animali presenti, tra le quali la poiana, il picchio rosso maggiore, il picchio verde, la ghiandaia, varie specie di cince e gheppio, allocco, barbagianni e martin pescatore.

Percorrendo il sentiero realizzato vicino al fiume non è raro imbattersi nelle tracce lasciate sul limo dal tasso o dalla volpe che di notte sono più attivi. Istituito per lo svolgimento delle attività del tempo libero nel rispetto del patrimonio naturalistico, il Parco Territoriale è indicato per le osservazioni naturalistiche di campo, e particolarmente idoneo per lo svolgimento delle attività didattiche, ricreative e sportive all’aria aperta. L’area è datata di aree sosta con tavoli, panche e giochi per bimbi.

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