Eremi

Il monachesimo era celebre e ben noto in Italia già nel XI secolo, quando Papa Vittore III (1086), già abate di S. Salvatore a Macella era giunto nella zona per trascorrere vari mesi con gli eremiti della Macella.

Nella sola Valle dell’Orfento sono presenti sette eremi: S. Antonio (ripari sotto roccia) , S. Cataldo (ripari sotto roccia) S. Giovanni all’Orfento (ripari sotto roccia), S. Angelo (ripari sotto roccia), S. Maria (ripari sotto roccia), S. Benedetto all’Orfento (ripari sotto roccia) . Ad essi si aggiunge l’Eremo di S. Maria “la sorella” (ripari sotto roccia), che sembra collegabile alla persistenza nell’alta vallata di qualche forma di culto di un’antica divinità femminile locale, poi trasformatasi in S. Maria.

EREMO DI SANTO SPIRITO (opere in muratura), (versante nord della Macella) (Roccamorice, PE) – Perdonanza 29 Agosto – 29 Settembre

Informazioni : Comune di Roccamorice, Via Horatiis 1, tel. 085 – 8572132

Scuola di montagna “Montabruzzo c/o Ufficio turismo all’ingresso del paese www.montabruzzo.it , cell. 340 – 6650939 tel e fax 085 – 8572138 mail : guida@montabruzzo.it   .

Esso è il più grande e famoso di tutta la Maiella. Per raggiungere l’eremo bisogna lasciare la Tiburtina all’altezza di Scafa, inoltrarsi verso Roccamorice, proseguire per diversi chilometri in direzione della montagna della Maiella.

Da Chieti si scende ad imboccare la statale n. 5 che risale la valle del Fiume Pescara arrivando in località Scafa. Qui si lascia la statale e si prende a sinistra la strada che raggiunge San Valentino in Abruzzo poco oltre il quale si è ad un bivio. Ora si va a sinistra lungo la tortuosa via minore che porta a Roccamorice. Si esce da Roccamorice seguendo le indicazioni per S. Spirito e, in prossimità di Case Pagliaia, si lascia la strada asfaltata per prendere a destra la sterrata per S. Bartolomeo. Si percorre la tranquilla ma sconnessa pista che si sviluppa tra boschi e campi coltivati superando il Fosso Rusci e poi continuando in salita.

La sterrata confluisce infine sulla strada asfaltata che, presa a destra, porta all’Eremo di Santo Spirito. L’eremo è uno dei luoghi di culto più importnati della Maiella ed su questo sono in corso restauri.

Le origini dell’eremo potrebbero collocarsi nei secoli precedenti l’anno Mille. Fu ricostruito dopo un lungo periodo di abbandono da Pietro da Morrone intorno alla metà del XIII secolo (vi rimase tra alterne vicende dal 1246 al 1293) . Attualmente è costituito dalla chiesa, dalla sagrestia, dalla foresteria disposta su due piani e da cinque celle. Un lungo corridoio addossato sulla roccia, conduce ai romitori di San Giovanni e Sant’Antonio, fino alla  Scala Santa, attraverso la quale si arriva all’Oratorio della Maddalena . Sotto la chiesa si può visitare la grotta ove vissero i primi eremiti e sulla quale fu edificato il monastero.Questo eremo fu la culla della Congregazione Celestiniana  fino al 1293 , quando , per le difficoltà di accesso, se ne fece  il trasferimento in S. Spirito al Morrone. Nel XV secolo il monastero iniziò un lento declino dovuto probabilmente alle severe condizioni climatiche . Solo alla fine del XVI secolo , con il monaco Pietro Santuccio tornò all’antica importanza. Un tempo numerose compagnie dei pellegrini giungevano alla badia risalendo la valle in occasione dell’apertura della “Perdonanza” . Ogni anno dal 29 Agosto al 29 Settembre si ripete a Santo Spirito un’antica perdonanza in ricordo della miracolosa dedicazione della Chiesa dell’Eremo di Santo Spirito.

EREMO DI S. BARTOLOMEO IN LEGIO (opere in muratura) (versante nord della Majella) (Roccamorice, PE). Processione del 25 Agosto.
Informazioni : Comune di Roccamorice, Via Horatiis 1, tel. 085 – 8572132

Scuola di montagna “Montabruzzo c/o Ufficio turismo all’ingresso del paese

www.montabruzzo.it , cell. 340 – 6650939 tel e fax 085 – 8572138 mail : guida@montabruzzo.it   .

Partendo dalla piazzetta centrale di Roccamorice e seguendo le indicazioni, si giunge dopo una discreta camminata all’Eremo di S. Bartolomeo o ad arrivare a Casa Pagliaia.

Da Chieti si scende ad imboccare la statale n. 5 che risale la valle del Fiume Pescara arrivando in località Scafa. Qui si lascia la statale e si prende a sinistra la strada che raggiunge San Valentino in Abruzzo poco oltre il quale si è ad un bivio. Ora si va a sinistra lungo la tortuosa via minore che porta a Roccamorice. Si esce da Roccamorice seguendo le indicazioni per S. Spirito e, in prossimità di Case Pagliaia, si lascia la strada asfaltata per prendere a destra la sterrata per S. Bartolomeo. Si percorre la tranquilla ma sconnessa pista che si sviluppa tra boschi e campi coltivati superando il Fosso Rusci e poi continuando in salita.

Lungo questo tratto si deve porre attenzione a destra per individuare le frecce indicatrici per l’Eremo di San Bartolomeo. Trascurata la prima freccia, poco sopra si arriva alla seconda e qui si parcheggia l’auto. A piedi si percorre la larga traccia che, in breve, porta ad una croce in ferro affacciata sull’orlo del dirupato Vallone di S. Bartolomeo. Qui si va a sinistra, in discesa, perdendo quota su una scalinata che, nel tratto conclusivo, percorre un tunnel scavato nella roccia giungendo all’eccezionale Eremo di S. Bartolomeo, spaventosamente proteso verso la dirupata vallata. Visitato il piccolo romitorio si ritorna all’auto.

 E’ logico supporre che il luogo di culto sia anteriore all’anno Mille. Si sa però con certezza che fu ricostruito nel XIII secolo da Pietro da Morrone. La presenza di acqua nel riparo e la presenza di una sorgente nel sottostante vallone hanno determinato una sua frequentazione nei periodi antecedenti. Il luogo di culto è frequentato dai devoti dei vicini paesi soprattutto in occasione della processione del 25 Agosto . Numerosi ex voto ornano le pareti della chiesa rupestre a testimonianza di un culto ancor oggi molto vivo . Sono evidenti, nella raccolta da parte dei fedeli dell’acqua che percola all’interno del luogo sacro, un antico culto delle acque e, nell’esposizione ed offerta di taralli , i resti di un rito agricolo . Molti dei luoghi circostanti l’eremo, quali la sorgente e il ponte, sono legati alla figura del santo . Nella notte tra il 24 e il 25 Agosto, i fedeli devoti a San Bartolomeo si dirigono a piedi all’eremo dove trascorrono la notte in preghiera . Il mattino seguente, dopo la messa, scendono a prelevare l’acqua della sorgente del vallone per risalire all’eremo pregando in ginocchio lungo la “Scala santa” . Successivamente la piccola statua del santo, viene prelevata e portata a turno dai fedeli fino alla contrada Pagliari dove, una volta sistemata su una portantina, si dà inizio ad un’ordinata processione che raggiunge la chiesa del paese dove resterà per circa un mese . Il ritorno all’eremo avviene in tono minore con l’accompagnamento del sacerdote e di pochi fedeli .

EREMO DI S. ONOFRIO AL MORRONE
L’eremo, è facilmente raggiungibile da Sulmona, salendo nella frazione Badia Morronese. Esso è chiamato anche Eremo di Cnelestino V ed è il luogo ove il Santo si ritirò nel 1293, restandovi per circa un anno. Qui ricevette la sua nomina a Papa, e qui tornò dopo averla rifiutata .

EREMO DI SANT’ONOFRIO DI SERRAMONACESCA (opere in muratura) , (versante nord della Macella) – 12 – 13 GIUGNO PROCESSIONE PER SANT’ONOFRIO E S. ANTONIO
COMUNE DI SERRAMONACESCA VIA MARCONI: TEL. 085 – 859126 – FAX 085 – 859761

PER INFORMAZIONI E VISITE AI MONUMENTI: COOP. “NUOVA IDEA” TEL. 334 – 3024515  .

PER INFORMAZIONI SULLE CASE DI TERRA: 085 – 859126

PER VISITE GUIDATE ALLE CASE DI TERRA: SIG. MARINO VOLPE 085 – 859383

O ALESSANDRO VOLPE : 085 – 8599221

CDT TERRA è a Casalincontrada : tel. 0871 – 370975 http://www.casediterra.it

L’eremo di Sant’Onofrio di trova a circa 700 m. di altezza, è raggiungibile solo a piedi, in circa 20 minuti, attraverso il sentiero Italia (segnato con i colri rosso – bianco – rosso) che poco dopo la contrada Brecciarola di Serramonacesca, risale il fosso di Sant’Onofrio fino all’eremo. Sovrastato da un grande masso l’eremo risulta dall’accostamento di una parte scavata nella roccia all’interno di un incavo naturale, dove furono ricavati i locali originari, ed una parte in muratura costruita successivamente.Esso probabilmente nacque come luogo di ritiro dei monaci di S. Liberatore, per poi divenire grancia della Badia, dove si curavano gli interessi agricoli e pastorali della stessa. Nella parte terminale a sinistra del primo vano si trova un giaciglio in pietra , detto , “Culla di Sant’Onofrio”, dove secondo la tradizione popolare sdraiandosi si guarisce dai dolori addominali e febbri persistenti. L’eremo fu utilizzato periodicamente come cenobio dai monaci di S. Liberatore a Maiella che vi si ritiravano in solitudine. Nelle adiacenze del sito sono presenti grotticelle utilizzate per la sepoltura dei monaci . Per vedere le tombe rupestri lungo il fiume Alento, a circa un chilometro dal paese, raggiungere in auto l’Abbazia di S. Liberatore a Maiella e poi proseguire a piedi  per circa 500 mt. Lungo il fiume seguendo un comodo percorso . Dopo aver acceso nella notte precedente una grossa croce di fuoco presso l’eremo,  Il 12 Giugno , al mattino, i fedeli si recano all’eremo per la Santa Messa, quindi si torna in processione alla chiesa Parrocchiale del paese con la statua di Sant’Onofrio. Il 13 Giugno c’è la “Benedizione del pane” in onore di Sant’Antonio . Nel primo pomeriggio un gruppo di ragazzi sfila per il paese con canestri colmi di pane. La prima domenica di Settembre si dedica a Sant’Antonio un’altra festa che, essendo meno solene della precedente, è detta di “Sant’Antoniuccio” . E’ caratterizzata dagli omaggi , “lemaje”, in cui le famiglie depongono su una struttura costituita di canne e ricoperta di foglie i loro doni che poi saranno venduti all’asta . Terza domenica di Settembre festa in onore di San Liberatore con processione dal paese all’Abbazia.

CASE DI TERRA

La presenza diffusa di case in  terra cruda ha attivato una rete di percorsi tematici nel paesaggio agrario di Serramonacesca, Manoppello, e Turrivalignani . Informazioni :

PER INFORMAZIONI SULLE CASE DI TERRA: 085 – 859126

PER VISITE GUIDATE ALLE CASE DI TERRA: SIG. MARINO VOLPE 085 – 859383

O ALESSANDRO VOLPE : 085 – 8599221

CDT TERRA è a Casalincontrada : tel. 0871 – 370975 http://www.casediterra.it

GASTRONOMIA: in Contrada Colleserra il sig. Enio Di Grancesco produce ottimo formaggio pecorino , tel. 085 – 859255 .

EREMO DI SAN GIOVANNI ALL’ORFENTO

(Roccamorice, PE).
Informazioni : Comune di Roccamorice, Via Horatiis 1, tel. 085 – 8572132

Scuola di montagna “Montabruzzo c/o Ufficio turismo all’ingresso del paese

www.montabruzzo.it , cell. 340 – 6650939 tel e fax 085 – 8572138 mail : guida@montabruzzo.it

L’eremo, posto a 1227 m. di altezza, su un’aspra parete della valle, è uno dei più inaccessibili fra quelli frequentati da Celestino V. Celestino si ritirò in quest’eremo in compagnia di alcuni discepoli e vi rimase per 9 anni dal 1284 al 1293 . Il piccolo luogo di culto con annessa cella è raggiungibile tramite una scala ed uno stretto corridoio scavati direttamente nella roccia. E’ stata rivelata la presenza sul pianoretto sottostante di precedenti tracce di occupazione umana risalenti alla Protostoria, ed inoltre di livelli archeologici di IX – X secolo, chiara testimonianza dell’origine quanto meno altomedievale del monachesimo eremitico della zona. Ciò che noi oggi vediamo è solo la parte eremitica del’antico convento: infatti nel sottostante riparo vi erano una chiesetta, le cellette dei pochi monaci, una foresteria per i pellegrini . Oltre alle mura del vecchio monastero gli scavi hanno messo in luce alcuni interessanti reperti che risalgono al’età del bronzo e, in particolare una cabaletta in legno per la raccolta delle acque per un evidente uso cultuale. Di notevole interesse è l’impianto idrico, completamente realizzato nella roccia, che raccoglie l’acqua piovana convogliandola in piccole vasche di decantazione ed infine in una cisterna.

GROTTA DELL’ANGELO (Lettomanoppello)

Situata nei pressi del torrente Garzillo, essa, posta sulla strada che da Lettomanoppello va a Passolanciano, è raggiungibile dopo una breve escursione a piedi . Vi è un retaggio di antichi culti pagani che all’inizio della primavera (Maggio o Settembre) venivano effettuati per propiziare la fertilità,  con  contaminazioni legate alla transumanza . All’interno della grotta vi è una statua, poggiata su un capitello ed, in origine policroma, che raffigura l’Arcangelo Michele (statua risalente al XIII sec.), con in mano un’asta cruciforme e un fiore. La statua attuale è una riproduzione (l’originale è conservato presso il Museo delle genti d’Abruzzo di Pescara. Essa ricalca il modello delle sculture presenti sulla finestra absidale della chiesa di S. Tommaso (D’Aquino) a nord – ovest di Caramanico Terme . I fedeli organizzano ognianno una processione fino alla grotta dove, dopo il rito della fertilità del bestiame, è celebrata la messa.

GROTTA DELL’ANGELO (Ripe di Civitella del Tronto)

Analogo culto a San Michele Arcangelo è presente nella grotta dell’Angelo di Ripe di Civitella del Tronto. La grotta si trova nella Gola del torrente Salinello poco distante dal paese. Anch’essa presenta al suo interno una statua di San Michele Arcangelo, già abitata in epoche preistoriche e poi divenuta oggetto del culto pastorale a san Michele Arcangelo (che sostituì quello ad Ercole) e, che da secoli e secoli contraddistingue questa ed altre grotte abruzzesi .. Il luogo è caratteristico anche per la presenza di altre due grotte più piccole, oggetto di insediamenti preistorici. Il luogo è stato abitato, nel corso del medioevo, anche da molti eremiti insediatisi in grotte soprastanti e, ben si presta a brevi escursioni lungo il corso del Salinello che forma uno stretto canyon con pareti alte e scoscese.

EREMO DI S. ANTONIO  – BOSCO DI S. ANTONIO (CANSANO – PESCOCOSTANZO)

Informazioni:  Parco Nazionale della Macella tel. 0871 – 80371; Comune di Cansano tel. 0864 – 40521 ; Comune di Pescocostanzo tel. 0864 – 640036; Abruzzo Promozione Turismo tel. 800 – 502520 (numero verde) ; Ufficio Informazioni Accoglienza Turistica Sulmona tel. 0864 – 53276, Pescocostanzo 0864 – 641440 .

Caratteristiche: gita in auto con breve passeggiata nel bosco.

Periodo consigliato: tutto l’anno, con neve è ideale con racchette da sci e sci da fondo . Da notare che in autunno il bosco risplende di mille colori .

Da non dimenticare: scarponcini da trekking, borraccia, binocolo, macchina fotografica; in inverno racchette da neve e sci da fondo.

Come arrivare: Al Bosco di S. Antonio si sale in auto da Cansano o da Pescocostanzo . Dal parcheggio partono alcuni sentieri che si addentrano nel folto della vegetazione. Non esistono percorsi suggeriti o problemi di orientamento, , per cui si può passeggiare tranquillamente alla ricerca di uccelli. Per chi volesse cimentarsi con escursioni più impegnative ci sono percorsi che dal bosco portano verso la vetta del monte Pizzalto o del monte Rotella, le due vette che da Est e da Ovest dominano la zona.  Questa zona è stata frequentata dall’uomo fin dai tempi preistorici e, secondo gli storici qui si snodava il tracciato della Minucia l’antica via consolare destinata a collegare “Corfinium”, la moderna Corfinio , con Isernia.

EREMO DI S. ANTONIO. PELLEGRINAGGIO IL 13 GIUGNO.

Nella Piana del “Primo Campo”, l’altopiano di pascoli e campi coltivati che si trova a sud del bosco, vi è un piccolo edificio dal campanile “a vela”: l’Eremo di S. Antonio. Un piccolo e suggestivo luogo di culto, che è tutt’ora oggetto di forte devozione e meta di numerosi pellegrini il 13 Giugno. Le sue origini sono medievali e la statua in legno del santo risale alla fine del Trecento – inizi del Quattrocento. L’eremo viene citato in una bola del 1536 e venne restaurato nel 1577, come si evince dalla data posta sul portale. Esso si compone di una piccola chiesa e di alcuni locali usati dagli eremiti come abitazione, tra i quali una camera, una minuscola cucina, una stalla e un magazzino. Dopo l’abbandono definitivo da parte degli eremiti laici che vi vivevano, la struttura è gestita da alcuni allevatori del posto che si impegnano ad offrire ospitalità a pellegrini e viaggiatori che volessero fermarsi. La visita può proseguire a Pescocostanzo, vero gioiello urbanistico abruzzese che offre molti monumenti e chiese da visitare . Anche Cansano merita una visita, poiché nei pressi vi è l’area archeologica di “Ocriticum” con i suoi templi italici e romani e un museo dell’emigrazione con annesso “antiquarium”.

VILLALAGO – SCANNO EREMO DI S. DOMENICO ABATE

IN LOCALITA’ DI PRATO CARDOSO

 Informazioni: Municipio Via Iafolla Corrado 0864 .740141 – 0864.740102 – Fax 0864.740154

Pro – Loco 0864.740567

San Domenico Abate, monaco benedettino ed eremita nato a Foligno nel 951, morto a Sora nel 1031, fissò la sua dimora presso la località di Prato Cordoso. Qui l’anacoreta visse alcuni anni nella solitudine, nella preghiera e nelle penitenze, guadagnandosi l’ammirazione degli abitanti del luogo che iniziarono a venerarlo come loro patrono e nume tutelare. Il ritiro di Prato Cordoso divenne ben presto luogo di culto e vi fu costruito un eremo che oggi si specchia nelle acque del bacino artificiale che fu costruito negli anni ’20 del secolo scorso con una diga sul Sagittario. Nel piccolo portico antistante la facciata, che si apre sul lago con una bifora cinquecentesca, sono dipinte quattro scenette che illustrano i miracoli di S.Domenico, invocato ancora oggi contro il morso dei serpi e il mal di denti. All’interno si erge un altare in stile neogotico che accoglie la statua del santo.

Oltre all’Eremo di Prato Cordoso, S.Domenico fondò nel secondo decennio dell’XI sec., il monastero di S.Pietro del Lago, un tempo ricco e fiorente ma di cui oggi restano solo pochi ruderi. Questo contesto storico locale fa da sfondo alla nascita dell’attuale Villalago,che compare nelle fonti storiche come “Villa de lacu”, traendo il nome dal maggiore dei laghi della zona, originato da una frana staccatasi dal fianco del monte Genzana , che precipitò nella valle sottostante ostruendo il corso del fiume che vi scorreva. I discendenti di quei conti valvensi che mezzo sec. prima avevano promosso e sostenuto la fondazione del monastero di S.Pietro del Lago, nel 1067 lo donarono a Montecassino insieme con il territorio di sua pertinenza , le celle pertinenti e l’eremo di Prato Cordoso.

 SAN MICHELE A LISCIA

Dalla costa all’altezza di Vasto ci si addentra verso le colline e, passando prima per Capello e poi per San Buono, ci si inerpica per una strada secondaria che raggiunge il piccolo borgo di Liscia.Il nome ha origini ben antiche e risale almeno al XII secolo. In ogni caso, più che per il suo curioso nome il paese è noto essenzialmente per il santuario di San Michele Arcangelo che sorge a valle, in un boschetto lungo il fiume Treste.

LA LEGGENDA

La leggenda popolare racconta che un mandriano di Palmoli portava la sua mandria lungo il fiume per l’abbeverata; avrebbe così notato un torello che scompariva ogni giorno per ritornare solo a sera. Incuriosito per questo strano fenomeno decise un giorno di seguirlo e scoprì, con sua grande sorpresa, che l’animale arrivava fino a una grotta nascosta nella vegetazione e lì si inginocchiava in adorazione di San Michele. Preso da devozione anche il pastore si inginocchiò e l’Arcangelo compì il miracolo di far sgorgare l’acqua per dissetarlo.

IL CULTO

La devozione popolare risulta addirittura ufficializzata sin dal seicento, quando i D’Avalos  feudatari di Monteodorisio, fecero costruire davanti alla grotta una chiesetta nella quale è esposta la statua del santo. L’8 maggio e il 29 settembre i fedeli compiono una serie di emozionanti rituali: toccano e strofinano contro le pareti di roccia fazzoletti e oggetti sacri, poi devono l’acqua di sorgente che gocciola dalle stalattiti, creduta un rimedio efficace contro i vari mali. I pellegrini si affidano ai poteri guaritori del santo invocando la grazia come testimoniano i tantissimi ex voto conservati all’interno.

IL SANTO

È interessante sapere che il modo di ritrarlo deriva direttamente dal culto pagano di Ercole, tant’è che nelle raffigurazioni il santo ne ricalca esattamente la posizione: Ercole, come si vede dalle tante statuette trovate negli scavi archeologici, è quasi sempre mostrato con la clava nella mano destra alzata e la pelle di leone nell’altra. San Michele, nella stessa posizione, li sostituisce con la spada e lo scudo.

I DINTORNI

Nelle vicinanze è il piccolo borgo di San Buono con il palazzo barocco dei principi napoletani Caracciolo e il convento di Sant’       Antonio, fuori dal paese. Poco oltre si trova Palmoli con il suo bel castello, sede di un’interessante museo.

 

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