Il castello di Luco di Caramanico

La Majella è un ampio e compatto massiccio montuoso, situato nella parte sud-orientale dell’Abruzzo, a poche decine di chilometri dal mare, delimitato dalle valli di Pescara a nord e quella del Sangro a sud. Questo massiccio montuoso e solcato dai valloni profondi e rocciosi, è scavato dalle gole e canyon e macchiato dai boschi di faggi e pini. La Majella è segnata dalla presenza delle numerose grotte e fenditure che il tempo ha aperto nella pietra.

Accessibile ed accogliente, La Majella è stata identificata nel corso dei millenni come la “Montagna Madre”, protettrice e divina – montagna sacra per i popoli precristiani che l‘abitarono.

La storia più recente è legata alla presenza constante e diffusa di fenomeno della pastorizia e dell’eremitismo.

Luco di Caramanico è frequentato fin da tempi remoti: “lucus” era il bosco sacro agli dei.
Nell’alto Medioevo fu zona di grande importanza strategica per la presenza di un ponte sul fiume Orta, che rappresentava l’unico punto di congiunzione tra i due versanti nella parte bassa della vallata.
Nei secoli IX e X, a difesa dell’attraversamento del fiume, sorse una struttura fortificata, il “castello Luco”, per opera d’alcuni esponenti della nascente aristocrazia terriera che contendeva all’Abbazia di Casauria il controllo della vallata.
Il sentiero scende fino al fiume in un ambiente naturale di gran bellezza, con praterie e piccole macchie di bosco da cui emergono come spuntoni rocciosi.
La parte più “spettacolare” è pero costituito dal breve canyon di calcare eroso dall’impeto dell’Orta, oltre 50 metri di rocce scolpite dal pallido colore grigio che seguono sinuose il turbolento corso del fiume.

I ruderi dell’antico castello medievale, si affacciano direttamente sulla vallata e sul ponte, d’origine romana, con una vista mozzafiato, e sull’unica strada sospesa tra i due versanti della Valle dell’Orta in pratica quelli di Caramanico e di Bolognano.

NUMERI UTILI:

PER INFORMAZIONI:

                        Comune di Bolognano: Tel. 085/8880132;

                            Parco Nazionale della Majella Tel. 0871/80371;

          Abruzzo Promozione Turismo Tel. 800/502520 (numero       verde);

                         Caramanico Terme: municipio- 0859290202

                             Riserva Naturale Valle dell’Orfento-085922084

                              Azienda di soggiorno

                              Informazioni turistiche- 0859290209

                              Comunità Montanara Majela-Morrone-0859290282

COME ARRIVARE:

Per Caramanico: A 25, uscita Scafa. Proseguire sulla SS 487 seguendo le indicazioni.

Uscendo dall’abitato di Caramanico, si prosegue in direzione Pescara per circa 5 km, fino al bivio per San Tommaso.

Dal borgo di S.Tommaso, attraverso un sentiero di campagna si giunge con pochi minuti in uno dei posti più incantati d’Abruzzo: Luco. Per lungo tempo l’unico posto d’attraversamento tra il versante ad est della vallata, che comprendeva i centri di Musellaro, Tocco di Casauria, le vicine Cantalupo e Bolognano con quelli ad ovest che comprende il territorio di Caramanico: S.Tommaso, Paterno, Salle, Caramanico, Roccacaramanico.

PERCORSO:

Questa breve passeggiata offre due interessanti possibilità: la visita alla Piana del Luco, il “bosco sacro agli dei” dove si susseguirono diversi insediamenti umani culminati con la costruzione tra il 1.006 ed il 1.012del Castello del Luco e la possibilità di godere di un ambiente geologicamente unico, dove dominano imponenti torri di roccia calcarea e il corso del fiume Orta, il cui alveo risulta modellato in maniera straordinaria dall’azione erosiva dell’acqua. Dal Borgo di San Tommaso a 4 Km. da Caramanico, oltrepassato il piccolo borgo in prossimità delle ultime case, cè sulla destra un piccolo piazzale; si lascia l’auto e si prosegue a piedi per la carrareccia che conduce al fiume.

Dal piccolo parcheggio (attenzione a non ostruire con l’auto l’ingresso della mulattiera) si scende per la ripida strada sterrata che conduce con circa un’ora di cammino fino sul ciglio del vallone del fiume Orta.

Superate due brutte costruzioni di uso agricolo la strada attraversa un’ampia zona dove si alternano fitte macchie di bosco misto a piccoli campi coltivati. I coltivi si fanno più radi e, in vista delle lontane Pareti di S. Lucia, si prosegue tra imponenti torri monolitiche in un ambiente molto suggestivo.

Si scende ancora circondati da una fitta boscaglia dove tra gli arbusti troviamo numerose piante di Biancospino, Rovo comune e Prugnolo.

Oltrepassato il rudere di una vecchia abitazione in breve si raggiunge il ciglio del vallone dove accanto ad un vecchio albero di olivo c’é il ripido sentiero che porta al fiume di cui già si può ascoltare il forte rumore. Dopo la prima rampa il sentiero, in prossimità di un’ampia e panoramica terrazza di roccia (attenzione ai rovi), si divide e qui bisogna scendere a destra fino al lastricato di roccia sull’alveo del fiume.

Qui, con la massima attenzione, si può attraversare nel punto più stretto del corso d’acqua (posto nella zona a monte) e scendere lungo la riva opposta. N.B. In caso di pioggia il breve tratto di sentiero che dal ciglio del vallone conduce al fiume diventa impraticabile. Se ne sconsiglia quindi la percorrenza . Inoltre, è assolutamente sconsigliabile visitare il luogo nei mesi invernali e primaverili, periodi in cui la portata d’acqua del fiume è notevole, accostarsi allo scivoloso alveo del corso d’acqua risulta assai pericoloso .

I resti del castello sono stati individuati sulla sommità di una delle numerose balze di roccia presenti nella zona e sono tuttora oggetto di scavi archeologici (l’itinerario non tocca la zona del castello che tra l’altro risulta di non facile raggiungimento).

STORIA:

Località chiamata Luco, (Lucus in latino) risulta frequentata fin dall’antichità (qui sono stati rinvenuti dei resti dell’età del bronzo) ed ebbe come momento di massima frequentazione il periodo in cui fu operante l’omonimo castello che fu eretto tra il 1.006 e il 1.012. Tale insediamento si inserisce nel processo di incastellamento di tutta la vallata del fiume Orta, e ricopriva un notevole ruolo strategico trovandosi in prossimità del Ponte del Luco, unico punto di collegamento della vallata. Prossimi al Castello di Luco erano quelli di Paterno, Salle, Roccacaramanico, Cantalupo, Musellaro, Bolognano e Tocco Casauria.

Rimangono cospicue tracce della viabilità romana, in particolare i resti dell’antico ponte Romano sul Fiume Orta che collegava la sponda Musellarese con quella di Luco.

 Luco è rimasto solo nel toponimo di una contrada sulla riva destra del fiume Orta a nord-est di Musellaro, con il quale è collegato tramite una mulattiera. L’analisi linguistica evidenzia una chiara base latina luco = lucus, con il significato di bosco sacro, luogo dedicato agli dei. La sacralità del luogo è percepibile ancora oggi nelle caratteristiche geomorfologiche del territorio che creano un suggestivo paesaggio: grandi torrioni monolitici a sommità piatta e pareti sub-verticali emergono da una piana ricoperta da vegetazione rada, in posizione isolata dall’azione erosiva che qui risulta enormemente facilitata dalla particolare costituzione delle rocce. La maestosità di questi enormi blocchi di pietra fu sicuramente motivo di presenza antropica fin dai tempi più antichi come attestano le pitture rupestri rinvenute sulle loro pareti.

In epoca romana il territorio dovette essere connesso al sito di Musellaro il cui insediamento originario è rintracciabile nella villa Ostege citata fin dai documenti più antichi.

Dal Chronicon Casauriense abbiamo la notizia dell’incastellamento di Luco relativa l’anno 1006 – 1012, contemporaneamente a quella di Paterno situato a pochi km di distanza e per opera degli stessi signori. Dopo numerosi sopralluoghi era possibile rintracciare i resti dell’antico castello medievale che per la sua posizione e la sua tipologia sembra attestare una funzione prevalentemente militare. La sua presenza, infatti, doveva essere strettamente connessa all’asse stradale che attraversava l’intera piana di Luco e di cui il ponte rappresentava una struttura di servizio, nonché l’unico passaggio tra i due versanti della vallata.

Tutti questi territori, compreso quello di Luco, appartenevano durante l’alto Medioevo all’abbazia di S.Clemente a Casauria, fondata nel IX secolo per volere dell’imperatore Ludovico II, che conserva sul portale bronzeo i nomi degli castelli posti sotto la sua giurisdizione. Tra questi compare anche il castello di Luco, dunque non fu edificato dall’abbazia ma dai signori della zona, che profittando della debolezza dopo l’invasione saracena, iniziarono a usurpare le terre del monastero concesse loro.

In questo contesto l’incastellamento di Luco assume una connotazione difensiva e di controllo connesso a uno dei punti più strategici dell’intera vallata. Il castello sorge in cima delle rocce monolitiche al centro della vallata in perfetto collegamento ottico con insediamenti di Paterno, Musellaro, Cantalupo, Bolognano e Tocco.

I rilevamenti archeologici confermano la sua funzione bellica. Inero torrione e chiuso nella muraglia di dimensioni più importanti nella zona dell’ingresso creato nella zona di una faglia naturale della roccia. Attraverso questo stretto corridoio e giunti sulla sommità si incontrano due avancorpi rettangolari di difesa ulteriore e di controllo sull’unico punto di accesso al castello. Oggi ancora sono visibile le strutture di consolidamento del recinto a causa di un terreno franoso e impervio.

Attraverso l’analisi del materiale archeologico del sito, è stato possibile ricostruire il tipo di insediamento che dovette caratterizzare il territorio. Infatti, l’intero territorio di Luco era caratterizzato da forme di popolamento sparso le cui strutture erano legate a forme di agricoltura e di allevamento pastorale. Si può concludere che l’abitato sparso d’antica origine italica, e attestato da rilevamento archeologico, ascrivibile all’età di bronzo, rimase pressoché immutato anche dopo la costruzione del castello e divenne parte di una rete insediativi con la funzione strettamente militare.

LA NASCITA DEI CASTELLI e L’ORIGINE DEGLI ABITATI ATTUALI

Nella seconda metà del X secolo il progressivo aumento della popolazione crea la
necessità di mettere a frutto tutte le terre utilizzabili, regolando quindi in qualche

  modo l’espansione dell’uso dei suoli da parte della comunità, porta alle prime

  sollecitazioni ad un complessivo riassetto territoriale. Sul versante settentrionale della

  Maiella   una serie di contratti    di questa epoca   testimoniano la colonizzazione agricola sul fronte della foresta.  La progressiva parcellizzazione delle proprietà, non poteva comunque prescindere da una sostanziale comunanza di interessi fra i grandi proprietari terrieri ed i piccoli proprietari, senza di cui ogni forma di incastellamento sarebbe stata in realtà impossibile. Un esempio in tal senso è la vendita fra 990 e 1000 da parte di uno dei grandi proprietari della Valle di Caramanico a dodici uomini con ogni evidenza ivi residenti di 130 moggi di terra situati nella stessa Caramanico, intorno ad un’altura destinata ad ospitare un castello (podium ad Castellum haedificandum), con ogni evidenza poi realizzato dagli acquirenti che erano destinati ad andarvi ad abitare, altura che rimaneva tuttavia esclusa dalla vendita.

 I grandi proprietari sino ad allora rafforzano collegamenti con i monasteri, ed in particolare con S. Clemente a Casauria, ottenendone in concessione numerose terre, processo che aveva visto coinvolti anche i piccoli proprietari.Tuttavia lo sviluppo di consistenti dominî territoriali progressivamente costituisce un forte pericolo per l’assetto complessivo del dominio monastico, così che le prime consistenti forme di incastellamento, databili anch’esse in quest’epoca, si legano proprio alla contrapposizione all’abbate Adamo di Casauria di vari signori laici, tradottasi nel 970 nella fondazione del castello più antico, quello di Cantalupo, ubicato in posizione dominante sopra Tocco. A tale situazione l’abbazia reagiva alleandosi con il più potente fra loro, Tresidio de Bucchianico, costruendo con la sua collaborazione due castra o villaggi fortificati, Abbateggio nel 990 e Bolognano nel 1015, bloccando così l’espansione dei signori della zona di Caramanico verso la Val Pescara.

Si svilupparono ben presto come abitati accentrati e fortificati (castra) anche Salle, Roccamorice, Musellaro e Lettomanopello, mentre appare menzionato come castrum nel 1057 anche il casale altomedievale di Paterno, sviluppatosi presso il monastero di S.Tommaso.

Manifestazioni:

Nella frazione dì San Tommaso o contrada Luchi, una dei luoghi più suggestivi e pittoreschi del Parco della Maiella, il lunedì di Pasqua, sì celebra la “festa dell’Apostolo” con una singolare processione che sì svolge prima lungo le strade per poi attraversare i campi coltivati per lo più a grano. Il programma della festa prevede, oltre alla processione religiosa, giochi popolari nel pomeriggio e la musica nella serata.

CARATTERISTICHE:

Una gita per scoprire i segreti di Musellaro/ Luco Caramanico- la frazione di Bolognano –Pe.

PERIODO CONSIGLIATO: primavera – estate

DA NON DIMENTICARE: scarpe comode da passeggio, macchina fotografica e voglia di camminare.

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