La discesa dei Franchi nella provincia di Pescara

L’AVVENTO DEI FRANCHI NELLA PROVINCIA DI PESCARA

a cura di Mario Spina

Più che di avvento dei Franchi che farebbe pensare ad un attacco proditorio dei Franchi contro i Longobardi, dobbiamo considerare semmai una serie di interventi dei Franchi che per quasi un secolo furono chiamati dai vari papi di Roma per contenere l’espansionismo longobardo che minacciavano la stessa Roma. Il primo papa a chiedere l’aiuto dei Franchi fu Gregorio III, che minacciato dal re longobardo Liutprando, chiese aiuto al re franco Carlo Martello e, visti i buoni rapporti intercorrenti tra Franchi e Longobardi la cosa finì lì . Nel 741 d.C. Il pontefice Zaccaria ottenne dal re longobardo Liutprando una prima donazione di terre a Sutri ed a Bieda che costituirono un primo nucleo di territori soggetti al potere temporale del papa. Poco dopo sotto il regno longobardo di Astolfo e con la conquista longobarda dell’Esarcato di Ravenna, della Pentapoli la posizione del papa appariva isolata vista anche la sconfitta dei Bizantini. Per ovviare al progressivo isolamento il papa Stefano II  incoronò il re dei Franchi Pipino rex et patricius romanorum, in tal modo il re si assicurò il riconoscimento della sua elezione ed ottenne la trasmissibilità del titolo regale ai suoi successori. Non solo, ma Pipino, con il trattato di Quercy promise che avrebbe assegnato alla Chiesa le terre tolte dai Longobardi ai Bizantini. Poiché il re longobardo Astolfo non desiderava assegnare alla Chiesa i territori strappati in precedenza ai Bizantini, il re franco Pipino, sempre su chiamata del pontefice Stefano II scese due volte in Italia: nella prima sconfisse i Longobardi alle chiuse di Susa, e la seconda nel 756 li costrinse alla cessione di quei territori in favore della Chiesa ed al pagamento di un tributo annuo ai Franchi. Il successore del re longobardo Astolfo , Desiderio (756 – 774) seppe puntare ad una riconciliazione con i Franchi: le due figlie di Desiderio Desiderata e Gerberga sposarono Carlo e Carlomanno (figli di Pipino) , mentre Adelchi, figlio di Desiderio sposò Gisela, sorella di Carlo. Poi come sappiamo l’intesa fu spezzata da Carlo che , alla morte di Carlomanno, divenuto unico re, ripudiò Ermengarda, in tal modo recando oltraggio al re Desiderio, il quale invase i territori del papa. A seguito di ciò il papa Adriano I invocò l’aiuto di Carlo, il quale nel 773 scese in Italia e sconfisse i longobardi conquistando Verona e Pavia e catturando il re Desiderio, mentre il principe Adelchi si rifugiò a Bisanzio. La dominazione longobarda era finita. Carlo riconfermò al papa il possesso del Ducato romano, di Perugia, della Pentapoli e dell’esarcato di Ravenna e poi tornò in Francia. Rimanevano indipendenti il Ducato di Benevento (che comprendeva anche Chieti, la parte Sud dell’Abruzzo, parte della Puglia ed i possedimenti bizantini del Sud Italia: parte della Puglia, la Calabria, la Sicilia e la Sardegna. Il papato in tal modo ne uscì fortemente rafforzato. Accadde in seguito che l’imperatrice Irene, madre di Costantino VI (suo figlio), temendo di essere esautorata da questi, lo fece deporre con la violenza. Papa Leone III colse l’occasione per definire madre crudele l’imperatrice Irene, considerarla deposta e proclamare vacante il trono imperiale. Irene, a sua volta aizzò contro il papa tutta la nobiltà romana, a sua volta gelosa del potere temporale e dei territori acquisiti dal Papa. Papa Leone III riuscì a fuggire ed a rifugiarsi dal re Carlo, col quale ebbe modo di perfezionare il seguente accordo: il re Carlo avrebbe riportato Leone sul trono di Pietro ed il Papa avrebbe coronato Carlo imperatore . Nel 802 d.C. Pipino il Breve, figlio di Carlo Magno attaccò la contea di Chieti , saccheggiando la città ed estendendo i domini dell’impero fino al fiume Trigno. La dinastia degli Attonidi si ritirò nella contea teramana (da cui prese il nome tutto l’Abruzzo) e da lì proseguì la lotta contro i Franchi per un ulteriore ventennio. Da questo momento possiamo affermare che sorse l’Abruzzo , come entità geografica così come oggi lo conosciamo. La contea di Teramo costituita nel 598 d.C.  inglobata nel ducato di Spoleto, con la conquista franca vide solo la sostituzione dei principi longobardi con nobili dei Franchi, per il resto tutto rimase immutato, facendo ovviamente tutti atto di vassallaggio ai nuovi dominatori. In tal modo questa contea ebbe modo di resistere anche dopo l’avvento dei Normanni fino al 1150, cioè ben 80 dopo l’inizio del loro regno.    I Franchi durante il loro dominio favorirono la nascita di varie contee in Abruzzo: oltre quella già ricordata di Teramo (Aprutium), sorta in epoca longobarda (598 d.C) da cui poi diede il nome alla regione Abruzzo. La prima contea a formarsi durante il loro dominio fu la contea del Marsi nel 926 (, da cui poi si formò la contea di Valva), nel 951 si formò la contea di Chieti seguita poi da quella di Venafro (954 d.C e che si resse fino al 1123), poi fu costituita la contea di Penne (962 d.C.), Isernia (964 d.C e che si resse fino al 1064); fu costituita poi la contea di Valva nel 972, quella di Ortona nel 973, la contea di Borrello (o terra Burrellensium) che seppe ritagliarsi una discreta autonomia e  si resse dal 977 al 1109. Successivamente furono costituite le contee più a Sud: quella di Trivento nel 992 (che si resse fino al 1091), quella di Campomarino nel 891, quella di Boiano nel 1003 (e si resse fino al 1032), Larino dal 976 al 1060, Termoli (1022 – 1059 d.C), infine Venafro (954 – 1123 d.C.). L’impero creato da Carlo Magno costituì “in nuce” la futura Europa e favorì una maggiore unità politica delle popolazioni occidentali rispetto all’impero d’Oriente che nel frattempo subiva l’avanzata dell’ISLAM nei propri territori . In definitiva l’avvento dell’impero carolingio determinò un piccolo rinascimento, anche se le condizioni di vita rimanevano assai gravose.

I Franchi , a differenza dei Longobardi non compirono una migrazione di popolo, ma passarono con i loro eserciti tornando poi a casa e lasciando al governo delle regioni conquistate propri conti, visto che le terre d’Abruzzo costituivano domini di confine. Mancava una popolazione franca che si fondesse con quella autoctona come era accaduto con i Longobardi. I Franchi non lasciarono in Abruzzo la stessa influenza dei Longobardi, essenzialmente perché essi si limitarono a creare nuove contee (ad es. la Marsica), a sostituire capi longobardi con conti Franchi, anzi spesso, i capi longobardi si limitarono a fare atto di vassallaggio ai nuovi dominatori e, come vassalli, continuarono a governare indisturbati. Un’altra causa della loro scarsa incidenza fu che l’impero di Carlo Magno alla sua morte si divise in tre regni di cui l’Abruzzo costituiva l’estrema propaggine del regno d’Italia. Carlo Magno divise l’impero in 350 contee ciascuna delle quali governata da un conte direttamente dipendente dall’imperatore. L’Abruzzo, come terra di frontiera si trovò ad essere inglobata nelle marche  (Marca Fermana). Furono anche istituiti i Missi Dominici funzionari imperiali imperiali che avevano il compito di visitare le varie contee e riferire su problemi e disfunzioni. Purtroppo essi ben presto furono oggetto di una grande corrutela per combattere la quale si cercò di sostituirli con i vassi dominici , cioè dei nobili strettamente fedeli al sovrano. In sostanza il sovrano concedeva a costoro dei territori da lavorare (il beneficium) in cambio di un giuramento di fedeltà . A loro volta questi vassalli subinfeudarono parte di questi territori ricevuti dal sovrano ad altri  a loro sottoposti chiamati valvassori in cambio di un identico giuramento di fedeltà.  Questi a loro volta concedevano parte dei territori ricevuti  a terzi (valvassini)  in cambio del medesimo giuramento di fedeltà. Un gradino più sotto vi erano i cavalieri o milites, di famiglia feudale ma senza feudo, per tale motivo spesso alla ricerca  di feudi da conquistare con le armi. Oltre a costoro vi erano i liberi , residenti in città, spesso fuggiti dalle campagne, che si dedicavano al commercio , all’artigianato o come quelli più abbienti alle libere professioni in quanto avevano  compiuto studi superiori . Poi veniva il clero che aveva estesi possedimenti donati proprio da Carlo Magno alla Chiesa. Sia i laici sia il potere ecclesiastico avevano un buon numero di servi della gleba che coltivavano, come schiavi, questi territori.  Il regime feudale vedeva l’imperatore al vertice di una piramide che vedeva al di sotto i conti e via via i marchesi, i vescovi, i nobili (che divennero vassalli), valvassori, valvassini, uomini liberi residenti, clero, coloni e servi della gleba. L’esercito era organizzato su base vassallatica, vale a dire che ogni vassallo forniva al re o all’imperatore un certo quantitativo di uomini d’arme. Altri militari venivano reclutati attraverso la leva militare in occasione di particolari campagne . Nacque il feudalesimo e con esso dall’Alto Medioevo si entrò nel Medioevo. Proprio durante l’era carolingia si rafforzò  il potere ecclesiastico grazie al crescente peso politico, al potere economico creato dalle crescenti dimensioni territoriali, al potere  religioso delle abbazie cui si accompagnava il prestigio culturale dei loro scriptoria e delle loro biblioteche grazie alle quali ci fu tramandato fino ai nostri giorni il sapere degli antichi. Carlo Magno cercò di tenere unito l’impero , ma alla sua morte ben presto l’impero si frazionò in tre tronconi: in Francia regnò Oddone conte di Parigi, in Germania Arnolfo di Carinzia ed in Italia Berengario , marchese del Friuli. Queste ripartizioni territoriali non fecero cessare né le invasioni da parte degli altri popoli (Normanni, Arabi, Ungari) né le rivalità e le divisioni interne. Come abbiamo visto ogni feudo era formato da terre signorili  che dipendevano direttamente dal feudatario sia esso laico o ecclesiastico (pars dominica) , e terre lavorate dai coloni (pars massaricia) e dai servi della gleba . Sia i coloni che i servi della gleba erano poi tenuti a delle corvées (prestazioni di lavoro obbligatorie) anche verso il fondo dominicale. In tal modo entrambe queste categorie erano strettamente legate alla terra.  Nasceva, pertanto, la società feudale basata sul “feudo” (fondo terriero). Anche l’economia era svolta all’interno del feudo in modo “autarchico” era un’economia “chiusa”, ove gli scambi , spesso in natura, avvenivano all’interno di fiere e di mercati. Ci si serviva di quanto produceva il feudo o “curtis” da qui il termine di “economia curtense” .  Nel 877 d.C la feudalità con  re Carlo il Calvo, con il capitolare di Querzy ottenne l’ereditarietà dei feudi maggiori. Nel 1037 d.C il re franco Corrado II il Salico concesse l’ereditarietà dei feudi minori.  Proprio queste riforme, laddove il feudo non veniva assegnato al figlio maggiore ma frazionato tra gli eredi, determinò una polverizzazione eccessiva dei possedimenti che causò la scomparsa di piccole proprietà terriere con il successivo assorbimento della pars dominica  nella pars massaricia ed il ritorno in città di coloro che una volta erano stati proprietari terrieri.  Quindi, mentre in passato per sfuggire alle invasioni di Normanni Arabi ed Ungari molti si erano spostati dalle città poco difese, in rocche e castelli ben muniti , ora con la scomparsa di piccole signorie rurali e la conseguente liberazione di contadini, servi e schiavi , molte braccia si riversarono nelle città. Si riedificarono le mura , si ebbe una ripresa economica delle città e si formarono i Comuni. I Comuni italiani raggiunsero una certa importanza politica e sorsero proprio per sottrarsi al potere imperiale

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