Pescara Santa Gerusalemme e i Templari

 

 

PESCARA: LE CROCIATE , SANTA GERUSALEMME ED I TEMPLARI.

A cura di Mario Spina

 

Nel XI secolo il risveglio economico fu anche foriero di innovazioni in campo agricolo che apportarono miglioramenti nelle tecniche e una maggiore produzione di beni e prodotti: l’applicazione del collare da spalla al posto di quello da gola (invenzione dei Normanni), la ferratura degli zoccoli, la diffusione dei mulini ad acqua, l’aratro col versoio che favoriva un migliore rovesciamento della zolla, lo sviluppo della rotazione biennale delle colture etc. Questi fattori determinarono anche un aumento della popolazione ed un risveglio delle città con un nuovo “urbanesimo” . Nel 1140 il re normanno Ruggero II ampliò e potenziò il porto di Pescara, a ricordo di tali restauri fu posta una lapide ancora leggibile nel XVI secolo ed andata poi perduta, “ROGERIUS DEI GRATA REX FECIT”[1] . Un parte delle nuove banchine fatte costruire da Ruggero erano visibili anche agli inizi del 1900; a riprova della bontà di tale lavoro una flotta bizantina nel 1155 fece tappa ad Aternum, essa recava messi dell’imperatore Manuele I Comneno per trattare con il Conte di Loritello che si era ribellato a re Guglielmo.[2]Ulteriori lavori furono disposti nel 1240 ad opera di Federico II a causa dell’insabbiamento del porto a motivo della formazione di una barra di foce, segno questo di uno spostamento del corso del fiume che orientò il suo letto più verso Sud causando ulteriori problemi all’abitato. Comunque, i lavori fatti realizzare da Ruggero II probabilmente non interessarono solo il porto ma anche le mura (ve ne sono le prove). E’, infatti, verosimile, che con il nuovo impulso ai traffici dato dalla presa di Gerusalemme, con le migliorate condizioni economiche si desse impulso anche a lavori di ripristino e ricostruzione dell’originaria cinta difensiva bizantina[3] (v. foto XIII ora foto II). Queste mura furono poi sfruttate dapprima in epoca medievale, durante la dominazione spagnola per la costruzione della fortezza, ed in epoca borbonica per la costruzione, in appoggio, delle caserme del Bagno Penale (v. foto XIV ora foto III). La cinta muraria medievale, sempre di forma trapezoidale si estendeva in direzione Sud fino all’attuale Via Conte di Ruvo, con la presenza secondo gli studi di A. Staffa di n. 8 torri, mentre altre 5 erano a presidio del lato occidentale. Il lato a ridosso del fiume era quello con i tratti di mura più spesse : spessore medio 3 metri e 60 cm che diveniva superiore con l’aggiunta delle mura medievali a quelle bizantine e le successive superfetazioni attraverso la costruzione di torri e case mura (v. foto XV ora foto III e XVI foto IV e XVII foto V nei pressi di Via Lago di Scanno), al di sotto delle quali vi sono i resti della chiesa di S. Agostino. Presso la torre in fotografia, nei pressi dell’attuale Via Lago di Scanno si provvedeva all’esazione delle gabelle sui traffici che transitavano sul  ponte romano posto sul fiume Pescara (costruito per intenderci nello stesso posto del vecchio ponte in ferro della ferrovia, di cui si osservano delle tracce lungo lungo il basamento del ponte ferroviario ed al centro della strada che passa sotto il ponte). Di recente il regista Alessio Consorte con una serie di immersioni subacquee è riuscito ad individuare nei pressi dei resti di colonne romane , probabilmente i resti dell’arcata centrale dell’antico ponte romano. Complessivamente, sempre secondo l’antica piantina che riporta la fase di passaggio dalle strutture medievali a quelle della fortezza spagnola, A.Staffa[4]  evidenzia sul lato Nord delle mura medievali    3 torri ed altri due bastioni probabilmente furono demoliti per far posto alle banchine del porto. Il lato Est delle mura vedeva il Propugnaculum (il castello) della città che controllava l’accesso della Porta ad Mare. Il castello nato in epoca bizantina   fu trasformato, al tempo della fortezza cinquecentesca, in un castello autonomo ed isolato attraverso l’aggiunta di un pezzo di mura.  L’abitato  già nel XIII secolo dovette attraversare una forte crisi legata all’innalzamento della falda del fiume con impaludamento dell’abitato e l’esplosione della malaria. Ciò faceva sì che rimanessero in funzione solo il porto e le strutture al servizio del porto. Nel 1384 la regina Giovanna II fu costretta a concedere agli ultimi abitanti della città l’esenzione totale da ogni imposizione fiscale[5]. Lo studio di Staffa rileva come andassero organizzandosi nell’abitato alcuni insediamenti monastici: il Monasterium S. Viti de Piscaria dipendente dall’omonima abbazia di S. Salvo e la Grangia Piscariae dell’abbazia cistercense di S. Maria Arabona. L’unica chiesa rimasta a fornire i sacramenti alla popolazione di mercanti e pescatori che gravitava sul porto era quella di Santa Gerusalemme. Quanto a quest’ultima, rinvenuta come detto dal Sig. Ernesto Barbi, gli scavi archeologici del 1992 hanno evidenziato che il monumento ha attraversato due fasi: la prima fase della costruzione di epoca tardo romana è confrontabile con una serie di monumenti a schema centrale databili tra il IV ed il V secolo[6] (Mausoleo di S. Elena a Roma, le due rotonde di S. Petronilla e S. Andrea), con il tempio di Minerva Medica, ninfeo tardo – antico degli Horti Liciniani a Roma (300 – 320 d.C.), anche questa un’intuizione di Barbi. Sino al secolo scorso era leggibile un’epigrafe antica incassata nel muro posteriore dell’edificio:

[VIC]TORIAE AUGUSTAE SACRUM

iscrizione relativa ad un tempio dedicata alla dea Vittoria, onorata al tempo della tetrarchia. La seconda fase del monumento coincide con interventi di ristrutturazione effettuati  nel periodo ricompreso tra la metà del XII secolo ed il XIII secolo. Da rilievi effettuati è emerso, inoltre, che la peristasi interna risultava costituita da sole sei colonne che definiva un vano circolare interno di circa 7 metri[7]. Queste strutture non erano riportate nell’unica pianta disponibile del 1837. La conclusione dei principali autori[8]è quella che vi era un nesso preciso tra la dedica della Chiesa a Santa Gerusalemme ed una “riscoperta di contatti culturali con la terra santa fattasi intensa all’epoca delle Crociate”. Ciò potrebbe aver determinato un intervento di ristrutturazione pienamente ispirato al modello del famosissimo Santo Sepolcro di Gerusalemme (l’Anastasis). Questa ipotesi viene ripresa ed ampliata da vari autori che si occupano di studiare le vicende dei Templari e degli ordini Ospedalieri in genere, e desta sorpresa il fatto che il vano centrale con sei pilastri sia presente anche a Pescara, visto che è una “peculiarità delle rotonde templari anglo – francesi (Old Temple e New Temple di Londra, del Tempio di Parigi) ed ospedaliere (Chiesa di Clerkenwell e cappella di Maplestead, rende plausibile una probabile influenza da parte di uno di questi due Ordini”[9]. Due delle colonne trilobate che formavano il vano circolare interno, sono tuttora visibili dinanzi la cattedrale di S. Cetteo. La peristasi interna della chiesa di S. Gerusalemme, composta da queste sei colonne definiva secondo A. Staffa[10]  un vano circolare del diametro di circa 7 metri. Senz’altro con l’occupazione di Gerusalemme (1099) vi fu un’intensa riscoperta ed un netto potenziamento dei contatti culturali con la terra Santa vista anche la posizione ad Oriente del porto di Pescara, da qui anche l’ispirazione al famoso modello del Santo Sepolcro. Per tornare ai Templari alcuni autori[11]   ipotizzano che essi avessero ubicato le loro Precettorie lungo i porti dell’Adriatico e ce ne doveva essere una anche a Pescara, che verrebbe citata in un documento del 18 Maggio 1308 ed attesterebbe  la presenza nell’antica Pescara dei Templari. Inoltre, poco tempo dopo, il 2 Marzo 1312 ,   l’Ordine dei Templari fu abolito da parte del Papa Clemente V e le loro proprietà  passarono ai Cavalieri di Malta. Questi avevano un fabbricato all’angolo con Via delle Caserme, probabilmente un piccolo ospedale , poi adibito a convento. Ne rimane una traccia: la vecchia targa Via dei Cavalieri di Malta (ora rimossa) che è stata sostituita dall’attuale via Petronio. Si consideri che  erano numerose le  proprietà dei Templari nella nostra regione. Essi, inoltre, erano incaricati di presidiare le principali vie e tratturi della regione per la sicurezza dei viandanti e dei pellegrini. A ciò si aggiunga che  il fondatore dell’Ordine dei Templari Ugo di Pagani, di origine lucana , ma di famiglia bretone, possedeva molti feudi in Abruzzo: stando al Mazzela[12] la famiglia di Ugo di Pagani  aveva il titolo di Duchi di Fossacesia e possedeva  feudi anche presso Bacucco, Cantalupo, Montesilvano, Spoltore, S. Valentino, Vicoli e Villanova. Inoltre la studiosa A. Gilmour – Bryson[13], nel esaminare i verbali degli interrogatori di alcuni esponenti dell’Ordine dei Templari, (tra cui due abruzzesi ed in particolare quello del frate Andrea da Monte Odorisio), evidenzia come  proprio in questa località venisse rinvenuto un documento del 13 Maggio 1308 nel quale Roberto D’Angiò si rivolge al giudice Antonio Tibaldo da Capua affinché venissero conservati , in nome di papa Clemente V , i possedimenti Templari in Abruzzo, specialmente quelli “in partibus Aprucii citra flumen Piscarie in Piscaria”[14]. Qui oltre alla definitiva trasformazione del nome da Aternum in Piscaria, abbiamo la prova dell’esistenza di beni dei Templari al di qua del fiume Pescara ed in Pescara, con ciò indicando i beni della marca pennese fino al fiume Pescara. Poi il documento ne indica anche molti  nella Marca Teatina e nel vastese. Infine, la studiosa Bianca Kuhnel[15] evidenzia un fortissimo nesso stilistico tra la scultura romanica abruzzese e la decorazione dell’architrave EST del doppio portale dei Crociati nella chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Secondo l’Autrice i migliori confronti in tutt’Italia sia per i soggetti sia per lo stile si troverebbero in Abruzzo, precisamente nel portale di S. Salvatore di Paterno (attuale chiesa di Santa Maria del Carmine a Celano) e nei portali della chiesa dei SS. Rufino e Cesidio a Trasacco. Altri legami rinvenibili, per restare alla sola provincia di Pescara sono quelli tra alcune chiese benedettine ed i Templari[16], quali S. Maria del Lago a Moscufo ove si rinviene su un muro laterale il tau , simbolo dei Templari ma anche degli Ospedalieri, l’abbazia di S. Clemente a Casauria, ove posta su una delle formelle del portone d’ingresso si rinviene il “fiore della vita” simbolo dei Templari ,  la chiesa benedettina  di S. Tommaso Beckett a Caramanico, ove si nota la posizione molto strana degli Apostoli posti tutti in fila sulla facciata e la presenza di varie figure antropomorfe non lontane dalla tipologia templare, ma anche la presenza di vari “fiori della vita” presenti sulla sinistra del portale secondario di sinistra e sull’estremità sinistra della facciata nonché sull’abside; oppure  l’Abbazia benedettina di S. Maria (o S.Irene) a Catignano , ove sull’ingresso del portale al lato destro si rinviene un simbolo composto da due sandali, simbolo avvicinato alla tipologia Templare ma che potrebbe essere anche un segno lasciato dai pellegrini; oppure  la chiesa di S. Giovanni Battista e la chiesa di Santa Maria Borgonovo a Penne queste sicuramente templari. Nel 1226 in un diploma di Federico II di Svevia, l’imperatore riconferma alla chiesa di Chieti i precedenti possedimenti[17]e si evidenzia come il territorio di “Sambuceti” sia visto come pertinente alla città di Aterno.  E’ attestato in un documento di epoca successiva che il normanno Re Roberto il Guiscardo (che fece anche ristrutturare il porto di Pescara), il 12 maggio 1314 concesse ai Teatini un privilegio di farvi ivi transitare fichi, vini, olio , garantendone l’esenzione fiscale, ma i pescaresi si opposero[18]. Un’ulteriore concessione del re   Roberto vi fu, successivamente, per l’importazione del grano dalla Puglia, da scaricare a Pescara e trasportare

[1]              A. Staffa, “Pescara Antica – Il recupero di Santa Gerusalemme – , Pescara, CARSA, 1993 , pag.22.
[2]              A. Staffa, op. cit. pag. 23.
[3]              A. Staffa op. cit. pag. 23.
[4]              A Staffa, “Le origini antiche di Pescara: l’abitato di Ostia Aterni – Aternum” , Pescara Antica – Il recupero di Santa Gerusalemme – Pescara, Carsa, 1993, pag. 24.
[5]              A Staffa, “Le origini antiche di Pescara….. pag. 29.
[6]              A. Staffa op. cit. pag. 32
[7]              A. Staffa op. cit. pag. 36
[8]              A. Staffa op. cit. pag. 40
[9]              Cfr. Templari in Abruzzo , anonimo, in www.deltacom.web.it/templari      .
[10]            Cfr. A. Staffa, pag. 36, “Fasi Monumentali e Vicende Storiche del Complesso di S. Gerusalemme in Pescara.
[11]            Antonio Di Loreto, Monica Andreucci, Aleardo Rubini,Marcello Benegiamo, carlo Santoro, Bruno santori, Francesco Di Filippo, “Pescara, il Porto”, pag. 21,  anno 2004 Pescara ed. SIGRAF.
[12]            Lo studio anonimo contenuto nel sito web www.deltacom.web.it/templari    cita  .S. Mazzela, Descrittione del Regno di Napoli, Bologna, Ed. Forni, 1970,pp. 763-764 (rist. anastatica dell’ed. Napoli, ad istanza di G. Capello, 1601; cit. rip. In A. Rubini, I Templari…, op. cit. pag. 89
[13]            A. Gilmour – Bryson, “The Trial of the Templars in the Papal State and the Abruzzi, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1982, esamina gli atti e le pergamene di interrogatori di alcuni esponenti dell’Ordine templare, conservati in Archivio Segreto Vaticano, Archivio di Castel Sant’Angelo, Armadio D-207.

[14]            Napoli. Regio Archivio. Reg. Ang. N. 190, f36 t; doc. Cit. in G. Guerrieri, I cavalieri, op. cit., doc. 11,p. 104 – 105
[15]            B. Kuhnel, “Il fregio a girali nel portale della chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme e la scultura romanica in Abruzzo, in Arte Medievale, 1987 , pp. 122-125.
[16]            Per chi vuole approfondire: www.duepassinelmistero.com
[17]            Roberto di Loritello, per essersi ribellato nei confronti del re Guglielmo il Malo re di Sicilia, ebbe i suoi feudi confiscati ed affidati ai Conti di Palearia Gualterio, Manerio e Gentile  conti di Manoppello .
[18]            Cfr. aut. Antonio Di Loreto, Monica Andreucci, Aleardo Rubini,Marcello Benegiamo, Carlo Santoro, Bruno Santori, Francesco Di Filippo, “Pescara, il Porto”, pag. 21,  anno 2004 Pescara ed. SIGRAF.

 

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