Sentieri del parco della Majella

Ente Parco – presso la Regione Abruzzo, Pescara, tel. 085/74463

Centro visitatori – Centro Visite Fara S. martino, tel. 0872/980970; Centro Visite Valle dell’Orfento, Caramanico Terme, 085/922084; Municipio di Lama dei Peligni (per le riserve della zona), tel. 0872/91221

EPT L’Aquila, tel. 0862/25140; EPT Chieti, tel. 0871/65231; EPT Pescara, tel. 085/22707

Comunità Montana Maielletta, a Pennapiedimonte, tel. 0871/897126

Comunità Montana Maiella – Morrone, a Caramanico Terme, 085/9290282

Comunità Montana Peligna, a Sulmona, tel. 0864/31380

Cooperative di servizi – Cooperativa Ecoesse, a Roccamontepiano, tel. 0871/77555; Cooperativa Linea Verde, di Guardiagrele, tel. 0871/800023; Cooperativa Maiella, a Lama dei Peligni, tel. 0872/916067; Cooperativa Tre Portoni, a Caramanico Terme, tel. 085/922085; Cooperativa Maiambiente, Caramanico Terme, 0845/922343

Principali rifugi e ostelli – Rifugio Pomilio, alla Maielletta, tel. 0871/896136-84784; Rifugio Paolucci, al Passo lanciano, tel. 0871/896112-896110; Rifugio Fonte Tarì, presso la Grotta del cavallone, tel. 0871/84624; Ostello Centro Speleologico Maiella, a Lama dei Peligni, tel. 0872/916067; Ostello del Parco, a Cansano, tel. 0871/560043; Ostello Le Torri, a Pescocostanzo, tel. 0864/641247; Ostello maiella, a Pacentro, tel. 0864/41565. L’unico campeggio del parco è a Passo Lanciano, tel. 0871/896123.

Per altri itinerari a piedi, aggiornato e ricco di percorsi anche poco conosciuti, per molte altre notizie sul parco nazionale ottimo il volume di S. Grillo, C. Pezzani, Sui sentieri dei 23 Nuovi Parchi Nazionali, CDA, Torino 1998

La rete sentieristica ufficiale

– Il Sentiero del Parco
– Il Sentiero della Libertà
– Il Sentiero dello Spirito
– Sentieri per tutti
– Bicicletta e mountain bike

Il Parco Nazionale della Majella è dotato di un’estesa rete di sentieri, lunga circa 500 km. in grado di soddisfare le esigenze degli escursionisti esperti così come dei visitatori che desiderino fare una breve passeggiata nella natura. Quasi tutti i sentieri del Parco sono stati realizzati utilizzando gli antichi percorsi delle popolazioni di queste montagne: per questo motivo le basi di partenza sono per lo più i centri abitati pedemontani. Per dare un assetto organizzativo alla rete sentieristica e per facilitare l’escursionista, ogni sentiero è stato contraddistinto con la stessa lettera dell’alfabeto che individua la base di partenza e dal proprio numero d’ordine. Naturalmente, molti sentieri sono raggiungibili anche dalle strade che percorrono il Parco.

La segnaletica è stata realizzata secondo diverse modalità, in relazione all’ambiente: nelle zone più aperte ed in quelle di più facile accesso si incontrano paletti recanti una piastrina col numero del sentiero ed una fascia colorata, rossa per il “Sentiero del Parco” e gialla per tutti gli altri sentieri. La dimensione e la forma dei paletti variano a seconda del grado di protezione della zona attraversata: più grandi e squadrati nei territori più antropizzati, piccoli e tondi nelle aree di maggior valore naturalistico. Nelle aree densamente boschive ed in quelle più impervie, i segnali sono contraddistinti con vernice azzurra e bianca, recanti sempre il numero identificativo del percorso.

La rete dei sentieri, pur salvaguardando le aree più delicate e vulnerabili, permette di visitare tutti i punti di maggior interesse, sotto il profilo sia ambientale sia storico-culturale del Parco. In particolare, i percorsi evidenziano le “vocazioni” di ogni area, per cui il visitatore può scegliere l’itinerario in base alle caratteristiche della zona. Nel versante meridionale del Parco, ad esempio, i sentieri percorrono soprattutto meravigliose foreste, in particolar modo di faggi, che ogni tanto si aprono improvvisamente in radure fiorite, dove è possibile, se non si ha la fortuna di incontrare i grandi Mammiferi presenti (Orso, Cervo, Lupo, Capriolo), almeno trovare le tracce del loro passaggio.

La Majella orientale è provvista invece di una serie di percorsi che permettono di ammirare i profondi valloni che la solcano, in alcuni tratti veri e propri canyons incassati tra pareti di roccia alte centinaia di metri. I percorsi del versante settentrionale sono invece indicati per chi, oltre alle bellezze naturali, è interessato a conoscere le testimonianze storiche ed archeologiche che arricchiscono il territorio del Parco: eremi, monasteri, fortificazioni e capanne pastorali si trovano spesso a breve distanza dalle principali arterie stradali, eppure in condizioni di isolamento quasi totale. Per gli amanti della Montagna, i percorsi di alta quota presenti principalmente nella parte centrale del massiccio della Majella ma anche lungo la dorsale del Morrone, permettono escursioni in qualche caso anche molto faticose ma che ripagano della fatica fatta, sia sotto l’aspetto naturalistico che paesaggistico. Dalle cime la vista spazia su tutto lo sconfinato Appennino centrale e su un lungo tratto della costa adriatica, dalle Marche al Gargano. Lungo questi percorsi, in ambiente spesso apparentemente desolato, è possibile incontrare specie floristiche rare e di grande bellezza. Alla rete sentieristica del Parco appartengono anche tre sentieri di maggiore sviluppo, da percorrersi a tappe (ma è possibile percorrerne anche solo una o più tratte), che potremmo definire “tematici”; essi sono il Sentiero del Parco, il Sentiero della Libertà ed il Sentiero dello Spirito.

Si tratta di tre percorsi lunghi, che possono essere considerati dei veri e propri “trekking” da percorrersi a tappe, organizzati però in modo tale da offrire la possibilità di percorrerne solo uno o più tratti.
Attualmente questa rete sentieristica è in fase di revisione.
1 Il Sentiero del Parco
Il “Sentiero del Parco”, è sicuramente il più completo ma anche il più impegnativo. Infatti, pur non presentando difficoltà di tipo alpinistico, è consigliabile solo a chi abbia già dimestichezza con l’ambiente montano ed una discreta preparazione fisica. Si tratta di un percorso che attraversa gran parte del Parco lungo il suo asse longitudinale, per uno sviluppo complessivo di circa 40 Km, da Pescocostanzo a Popoli, toccando tutte le principali vette della Majella, compresa la più alta, il Monte Amaro (m. 2793) e la parte settentrionale del Morrone. E’ un itinerario che si snoda quasi completamente in ambiente selvaggio, attraversando un solo centro abitato (Caramanico) e pochi altri posti di ristoro attrezzati. In compenso, offre la visione più completa possibile del territorio e degli ambienti del Parco, percorrendone praticamente tutti i biotopi, da quelli basali dominati da boschi di latifoglie, pascoli e coltivi, ai desolati macereti d’alta quota che, celati da un’apparenza “lunare”, nascondono dei veri tesori di vita animale e vegetale.
2 Il Sentiero della Libertà
Diverso è il “Sentiero della libertà”, percorso storico che attraversa uno dei settori forse meno conosciuti, ma non certo meno affascinanti del Parco. Era la via utilizzata, con la guida dei montanari del luogo, durante la II Guerra Mondiale da quanti volevano uscire dai territori occupati dall’esercito tedesco per ricongiungersi con le forze alleate. Partendo da Sulmona, si attraversa Cansano, Campo di Giove, Palena, Gamberale e Pietransieri, percorrendo facili mulattiere o strade sterrate. L’itinerario, da suddividersi in tappe o da percorrere parzialmente, permette anche di conoscere siti di notevole rilevanza ambientale, come Piano Cerreto, dove i campi vengono coltivati ancora secondo tecniche e ritmi tradizionali, in cui vivono specie animali e vegetali ormai rare proprio perché legate a questo particolare ambiente e le splendide faggete del versante meridionale del Parco.

3 Il Sentiero dello Spirito
Per chi vuole conoscere gli aspetti più ancestrali delle relazioni che sin dalla preistoria sono intercorse tra l’uomo e queste montagne, a quote sempre medio basse (e quindi percorribili per gran parte dell’anno), si snoda il “Sentiero dello Spirito”. Le caratteristiche morfologiche ed idrografiche della Majella hanno dato all’uomo contemporaneamente la possibilità di accesso e di isolamento: non c’è da meravigliarsi quindi della ricchezza di luoghi di culto in ogni angolo del massiccio.

Questo percorso ne tocca molti tra i più importanti e spettacolari, dalle abbazie benedettine agli eremi, fino ai piccoli luoghi di culto rupestri edificati dai primi cristiani sulle rovine degli antichi luoghi di culto pagani. Tra questi, particolarmente degni di nota sono l’Abbazia di San Liberatore a Majella, all’inizio dell’itinerario nel territorio di Serramonacesca, considerato uno dei migliori esempi dell’architettura benedettina in Abruzzo; Sant’Angelo di Lettomanoppello, di origine antichissima, posto all’interno di un vero e proprio canyon sovrastato da imponenti pareti rocciose; S. Bartolomeo di Legio, l’eremo che forse si è conservato più intatto nel corso dei secoli, grazie anche alla continua frequentazione da parte dei devoti, ed infine gli eremi celestiniani di Santo Spirito, San Giovanni all’Orfento e Sant’Onofrio al Morrone, testimonianze dell’incredibile vicenda spirituale di Pietro da Morrone. Se percorso integralmente, anche questo sentiero, di nessuna difficoltà escursionistica, è assai lungo e va percorso a tappe: presenta il vantaggio di toccare numerose volte le strade asfaltate, per cui risulta facile percorrerne solo uno o più tratti.

Per chi decida di intraprendere passeggiate o escursioni nel Parco, è bene fornire alcune notizie e raccomandazioni utili. I monti del Parco, ed il massiccio della Majella in particolare, contrariamente a quanto si potrebbe pensare trattandosi di rilievi appenninici dalle forme dolci e tondeggianti, sono a volte molto impegnativi da percorrere: accanto a sentieri facili per tutta la famiglia, se ne trovano diversi con dislivelli notevoli (il tratto da Fara San Martino a Monte Amaro, ad esempio, coi suoi 2400 m è quello col maggior dislivello di tutto l’Appennino) ed altri che si snodano attraverso luoghi impervi ed isolati. E’ importante perciò scegliere bene l’itinerario secondo le proprie possibilità, magari chiedendo consiglio ad una guida o accompagnatore del luogo. E’ consigliabile inoltre munirsi di una buona carta dei sentieri, in scala non inferiore a 1:25.000, specie per gli itinerari di più ampio respiro. Per quanto riguarda l’equipaggiamento, è bene tener presente alcuni aspetti fondamentali: salvo che in poche località, le sorgenti di acqua potabile nel Parco sono rare e di portata variabile, per cui nel periodo estivo spesso non vi è possibilità di rifornirsi di acqua, che bisogna dunque portare con sé dalla partenza; gli itinerari di alta quota si svolgono in genere in ambente molto assolato, ma dal clima variabile: sono necessari quindi copricapo e creme solari, ma anche indumenti impermeabili nel caso si incappasse in un temporale improvviso. Le scarpe sono molto importanti: a parte che per pochi itinerari, in genere pedemontani, che si svolgono prevalentemente su strade sterrate, le scarpe da trekking sono indispensabili.

La rete sentieristica del Parco Nazionale della Majella offre sentieri adatti per ogni stagione: in inverno la scelta è limitata alle quote più basse. La primavera e l’estate sono i periodi più adatti per ammirare la flora che in un’esplosione di colori e profumi abbellisce la montagna, mentre l’autunno offre spesso giornate limpide per escursioni ricche di sfumature dorate e di paesaggi straordinari.

4 Sentieri per tutti
A Sant’Eufemia a Majella, nelle località di Lama Bianca, Fonte della Fratta e Grotta Zappano e a Pescocostanzo in località Bosco di S. Antonio ci sono sentieri percorribili dai portatori di handicap.

5 Bicicletta e mountain bike
Il Parco della Maiella è ricco di percorsi poco frequentati e panoramici, adatti per cicloturisti e mountain-bikers di ogni livello, anche se molte presentano dislivello accentuati che si adattano soprattutto a cicloturisti allenati. Non mancano tuttavia percorsi meno impegnativi: ad es., la statale 263 che unisce Bocca di Valle a Fara San Martino (23 km) e segna il confine orientale del Parco della Majella, non presenta salite di rilievo. Il valico della Forchetta (1270 m) é un’altra tradizionale meta ciclistica che collega il chietino al comprensorio di Pescocostanzo, Rivisondoli e Roccaraso. Per i più allenati, la salita più interessante è quella al Block Haus (2050 m), che si può affrontare sia dal versante chietino che da quello pescarese, ancora più impegnativo. Oltre al Blockhaus, altre salite interessanti sono Passo Lanciano (1310 m e la lunga ascesa a Passo San Leonardo (1280 m) dal versante di Caramanico. Molti altri sono i percorsi esplorabili su due ruote e sono spesso le strade secondarie ad offrire le maggiori opportunità per scoprire itinerari inaspettati agli occhi del “turista”. Inoltre, le aziende agrituristiche possono essere considerate come degli ottimi punti di appoggio per escursioni o passeggiate. Per quanto riguarda gli amanti della mountain bike, spesso basta seguire le indicazioni dei principali itinerari di trekking, molti dei quali infatti percorrono strade sterrate o mulattiere ben mantenute.
Da Pretoro si raggiunge Bocca di Valle, poche case sistemate, come dice il nome, all’imbocco della selvaggia Valle Favorana.

Prima di lasciare il paese, però, vale la pena visitare il Sacrario della Maiella, del 1920, ricavato in una grotta e decorato con le ceramiche dell’artista abruzzese Basilio Cascella.

Digressione a piedi 4

La prossima tappa è Pennapiedimonte, stupendo insieme di antiche case ordinatamente aggrappate sotto un imponente sperone calcareo, la “penna” del paese. Quest’ultima ha la forma vagamente somigliante ad una donna seduta, secondo la tradizione locale la Dea Maia. Ma il paese si affaccia anche su uno dei più scoscesi valloni della Maiella, quello di Selvaromana, creato dal Torrente Avello tagliando la roccia calcarea della Maiella. Ed è forse per questo che a Pennapiedimonte, un tempo, era molto diffusa la lavorazione della pietra, vista la ricchezza di materia prima malleabile presente sul posto. La Valle Favorana può essere attraversata, a piedi, giungendo alle spettacolari cascate S. Giovanni, seguendo le esaurienti indicazioni escursionistiche da Bocca di Valle.

l vallone di Selvaromana lo si può comodamente attraversare tutto, effettuando un percorso di rara suggestione, su larga mulattiera ben risistemata che prende il via dalla località Balzolo dove vi è un piazzale/parcheggio. Prima di entrare nel vallone, salendo a destra su sentiero, si raggiunge la “penna” o, meglio, la Dea Maia.

Itinerari ed escursioni sulla Maiella
…Valle dell’Orfento
Percorso quasi in piano, attraverso la bellissima e boscosa valle del fiume Orfento. Il dislivello complessivo è di soli 650 metri.
La percorrenza media è di circa quattro ore e mezzo.
Il punto di partenza per l’escursione nella valle del fiume Orfento è Caramanico Terme, rinomato centro termale. A Caramanico Terme c’è anche il Centro visita della Riserva, ben curato, e con allestimenti di notevole interesse. Fiore all’occhiello del Centro Visita è sicuramente il Centro Lontra.
Qui, infatti, è possibile osservare, specie nelle ore serali, questo simpatico e rarissimo mustelide, scomparso quasi ovunque.
Nel centro ci sono alcune esemplari che vengono studiati da specialisti.
Quest’area è di grande importanza per la riproduzione e la difesa della lontra.

Dal Centro Visita parte il sentiero ad anello della valle del fiume Orfento.
Inutile sottolineare, per la delicatezza della zona attraversata, di non uscire dal sentiero, peraltro ben segnalato. L’intero itinerario si snoda all’interno della Riserva Naturale, nella parte bassa della Valle dell’Orfento, in quanto il resto è rigidamente protetto ed interdetto ai non autorizzati.
E’ bene segnalare al Centro Visita la propria presenza. Con un tranquillo sentiero, camminando a mezza costa, si arriva ad un ponte sul fondovalle, praticamente senza dislivello di rilievo. Tenendo la destra orografica del fiume, si comincia a salire arrivando all’ Eremo di Sant’Onofrio (1.089 m.). Si prosegue fino al termine della gola e si raggiunge il Ponte della Pietra. Con un po’ di fatica si arriva ad un Rifugio posto a circa 1100 metri di altezza. Si attraversa poi la stupenda faggeta con una strada agevole arrivando al Guado di Sant’Antonio (1226 m.).
…la salita per il Monte Amaro
Il secondo percorso che suggeriamo, ben più impegnativo, è la salita per il Monte Amaro.
Il nome è tutto un programma.
Completamente diverso lo scenario, e soprattutto la difficoltà, del secondo itinerario che, partendo da Campo Di Giove, conduce, con un dislivello di oltre 1500 metri, alla vetta del Monte Amaro, ad un’altezza di ben 2793 metri, seconda solo all’ imponente vetta del Gran Sasso.
Se nel primo itinerario era il bosco a farla da padrone, qui la faggeta iniziale cede il passo alla maestosità e all’asprezza che hanno reso così affascinante la Maiella.
L’interesse è dato dalla spettacolarità del paesaggio, tipico dell’alta montagna. Il sentiero si prende da Fonte Romana, a circa 7 km. da Campo Di Giove.
Superato il bosco di faggio si giunge alla fonte dell’Orso, già a 1707 metri di altitudine.
Qui si piega a destra, verso uno stazzo che si congiunge ad una mulattiera.
Si segue questa mulattiera fino ad una bella conca.

Attraverso alcuni tornanti, già belli e affaticati, dopo circa tre ore, si arriva alla Forchetta della Maiella e da qui alla Valle della Femmina Morta.
Sul sentiero ghiaioso si prosegue fino ad un altopiano, superato il quale si arriva alla vetta del Monte Amaro.
Il panorama, impressionante, su tutto l’ Appennino, ripaga ampiamente delle quattro ore di salita dura e faticosa.
La discesa, stesso itinerario dell’andata, è di circa tre ore e mezzo.

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